Cassa integrazione per la redazione di Red Tv. Davanti Nichi Vendola si arrende Massimo D’Alema

Il plebiscito ottenuto da Nichi Vendola durante le elezioni primarie hanno dato fastidio molto più di quel che si pensa. Probabilmente si tratta di un caso ma a trenta giorni dal voto sono stati messi in cassa integrazione alcuni dipendenti di Red Tv, voluta da Massimo D’Alema per emanciparsi dalla tv del Pd immagine dell’allora



Il plebiscito ottenuto da Nichi Vendola durante le elezioni primarie hanno dato fastidio molto più di quel che si pensa. Probabilmente si tratta di un caso ma a trenta giorni dal voto sono stati messi in cassa integrazione alcuni dipendenti di Red Tv, voluta da Massimo D’Alema per emanciparsi dalla tv del Pd immagine dell’allora segretario Walter Veltroni.

Se il padrino di Pierluigi Bersani non avesse perso, la propria battaglia, contro il Presidente della Puglia Red Tv vivrebbe ciò che deve affrontare in queste settimane? Probabilmente No.

Figlia di una sinistra singolare, cioè costituita da tanti piccoli e isolati leader, Red Tv si sta trasformando in un aborto. Immagine e somiglianza dell’attuale Youdem.

Dopo la scomparsa del segretario, e il suo vice, l’emittente del Partito Democratico è diventata a tutti gli effetti una depandance. Se così non fosse non ci si spiega il lavoro fatto attorno al Festival di Sanremo e non sui disoccupati di Termini Imerese intervistati da Maurizio Costanzo sul palco dell’Ariston.

Quanto fatto male oggi dai due network non può e non deve cancellare, come racconta anche Claudio Caprara sul suo blog, quanto di buono hanno fatto. Sostenute da tanta competenza e passione politica le tv dell’attuale opposizione hanno avuto, e avranno, una vita più lunga della tv delle libertà amministrata, prima di diventare Ministro, da Michela Brambilla.

Creata durante l’ultimo Governo Prodi il progetto della collega di Mara Carfagna, già volto di Rete4, è scomparso poco dopo l’inizio dell’ennesimo Governo Berlusconi.

Era talmente denso di ideologia il network che il solo cambio dei vertici Rai è stato sufficiente per distruggerlo. Alla faccia del pluralismo.

Chissà poi perchè chi si occupa di comuncazione politica video non ottimizza le risorse investendo, ad esempio, su un canale youtube che (dati alla mano) raggiunge tutto quel pubblico che preferisce la democrazia ai salotti del dopofestival.