Afghanistan: la strage di Marja e i limiti della strategia di Obama e della NATO

Negli ultimi dieci giorni, anche se in Italia non se ne parla quasi non interessi ciò che sta fuori dai confini italici, l’offensiva della NATO in Afghanistan ha assunto i tratti definiti di un assalto violento e strategicamente assurdo. L’offensiva si è concentrata a sud del paese afgano, nell’Helmand, provincia dell’Afghanistan confinante con il Pakistan,


Negli ultimi dieci giorni, anche se in Italia non se ne parla quasi non interessi ciò che sta fuori dai confini italici, l’offensiva della NATO in Afghanistan ha assunto i tratti definiti di un assalto violento e strategicamente assurdo. L’offensiva si è concentrata a sud del paese afgano, nell’Helmand, provincia dell’Afghanistan confinante con il Pakistan, considerata una roccaforte talebana.

L’operazione Moshtarak (che significa “insieme”) avrebbe lo scopo di fare pulizia nel paradiso talebano, e di riaffermare l’autorità dello stato guidato da Karzai ai confini con il Pakistan; l’impiego di più di 15000 uomini suggerisce l’importanza dell’operazione degli alleati.

L’altro obiettivo prioritario dell’operazione era quello di ottenere il sostegno della popolazione locale in chiave antitalebana. Risultati? Fallimento totale su tutta la linea, con stragi di civili a Marja e ingenti perdite di militari. La strategia bellica del premio Nobel per la pace vacilla.

Immagine|Flickr

La strage di Marja, che ha visto morire donne e bambini, oltre al blocco dell’evacuazione dei feriti, come denunciato da Emergency, presente sul campo, ha fatto letteralmente e giustamente infuriare la popolazione e i signori della guerra locali, ora più che mai disposti a combattere l’occupante.

Tenendo conto della durata prevista per l’operazione, 12-18 mesi, e della difficoltà di muoversi sul territorio, peggio di così la nuova ondata bellica non poteva iniziare. L’ulteriore invio di 40.000 uomini come previsto da Obama, potrebbe non bastare a conquistare quello che sembra rimasto l’unico vero obiettivo degli Stati Uniti: la lingua di terra afgana dell’Asia Centro-Meridionale.

In Iraq infatti la presenza americana sta scomparendo, e sulla questione Israele-Palestina silenzio assoluto, il presidente degli Stati Uniti non ha mosso un dito per fermare gli insediamenti israeliani che avanzano.

Marja, oltre che ricordarci tristemente chi paga le conseguenze di questa missione infinita, rappresenta anche una crocevia strategico che aiuta a capire il perché dei fallimenti alleati, che fino ad oggi non sono riusciti a interrompere la relazione strettissima tra tra i talebani, i contadini e le piantagioni di papavero da oppio.

Le intenzioni americane potrebbero essere quelle di cercare di entrare nelle rotte del narcotraffico, che porterebbe gli alleati a contatto con il confine pakistano, altra zona caldissima. Viene da chiedersi cosa abbiano fatto gli strateghi di Washington in questi 8 anni e mezzo, dato che la guerra pare più adattarsi ad un titolo come “idee zero”.

E mentre Karzai continua a proporre armistizi ai Talebani, che rifiutano, Obama deve sperare che il Pakistan, presunto alleato non si scordi di essere “amico”, fatto già peraltro in discussione. Infatti da sempre parte degli ambigui servizi segreti pakistani appoggia i talebani in funzione anti indiana. Ma questa è un’altra storia…