Grazia per Annamaria Franzoni?

Ci sono cose che fanno discutere. Argomenti che hanno sfaccettature tali che non è possibile una sola, univoca risposta. Allo stesso modo esistono delle verità inquivocabili, ed una di queste è la certezza della pena. A fronte di un atto del quale si viene riconosciuti colpevoli è essenziale che l’imputato sconti la condanna. Non si

Ci sono cose che fanno discutere. Argomenti che hanno sfaccettature tali che non è possibile una sola, univoca risposta. Allo stesso modo esistono delle verità inquivocabili, ed una di queste è la certezza della pena. A fronte di un atto del quale si viene riconosciuti colpevoli è essenziale che l’imputato sconti la condanna.

Non si parla di legge del taglione, ma di una semplice applicazione delle sanzioni esistenti. E non si capisce come mai un organo come “Liberazione” debba avanzare l’idea di concedere la grazia ad Annamaria Franzoni, riconosciuta colpevole della morte del figlio Samuele, adducendo motivi di “compassione”.

La richiesta di grazia, e soprattutto la motivazione che un uomo come Franco Corbelli, leader del movimento Diritti Civili, avanza al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

Noi non ci iscriviamo né al partito degli innocentisti né a quello dei colpevolisti. E’ un atto di giustizia, più che per la donna, nei confronti dei suoi due bambini. A che serve tenerla in carcere e sottrarla ai suoi bambini? Ecco il dramma nel dramma. E’ una scelta coraggiosa, ma Presidente, faccia prevalere il lato umano. Un Paese civile deve raccogliere il grido di quella donna, responsabilità a parte

lascia esterrefatti. I diritti dei vivi sono più importanti di quelli delle vittime? Non aveva diritti il piccolo Samuele? La sua vita non vissuta non valeva nulla? Non aveva speranze? E’ possibile dimenticarlo con un’alzata di spalle dicendo “tanto ormai è fatta.. inutile pensarci ancora”?

Ogni volta che qualcuno subisce un torto si rivolge allo Stato, alla Giustizia, per avere aiuto. Per vedere almeno a posteriori i propri diritti salvaguardati. E quando non si ha la forza o si è impossibilitati a chiedere aiuto, come nel caso del piccolo Samuele, è lo Stato stesso che si fa garante di quei diritti. Lo Stato chiede giustizia, e lo fa perchè è l’unico modo che resta per riconoscere ad una vita non vissuta il suo diritto inalienabile a vivere. Quel diritto ad una vita che garantiamo a tutti indistintamente, ma soprattutto ai deboli e gli indifesi. Ai bambini come Samuele.

E’ umano pensare alle vittime che restano. Ai familiari. Ai fratelli ed alle sorelle. Ai due bambini che Annamaria Franzoni lascerà a casa, lontani dal suo affetto di madre. Ma non è possibile appellarsi a loro per chiedere una grazia. Le vittime, così come i carnefici, hanno dei cari che soffriranno per loro. Come si fa ad attribuire un peso maggiore agli uni piuttosto che agli altri? A chi si sarebbe dovuto appellare allora Samuele? Tanto varrebbe non celebrare più i processi.

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