Laura Titta, la soldatessa arrestata: camice stirate al boss e fidanzati puniti

Laura Titta, la soldatessa arrestata per favoreggiamento ai Casalesi avrebbe fatto punire il fidanzato


Laura Titta, la soldatessa arrestata con l’accusa di favoreggiamento ai latitanti del clan dei Casalesi stirava le camice all’allora boss, oggi collaboratore di giustizia, Emilio Di Caterino:

«Quando ero latitante – racconta Di Caterino – i vestiti venivano lavati e stirati direttamente da Francesca Maisto e da Laura Titta. In una sola occasione, nel passaggio da Trentola a Lusciano, mi vennero recapitati dei vestiti puliti lasciati presso il Bar Stadio di casale di mio cugino Massimo Cangiano e ritirati sempre dalla Maisto e dalla Titta».

Anche Francesca Maisto è stata arrestata ieri. Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico degli 11 presunti fiancheggiatori dei latitanti dei Casalesi si accenna anche a vicende sentimentali della soldatessa 25enne.

Quando aveva dei problemi, o riteneva che qualcuno ne avesse procurati a lei o alla madre, Titta si rivolgeva al boss ex braccio destro di Setola secondo le intercettazioni e la ricostruzione dei magistrati. Dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno è sempre Di Caterino a parlare.

«Nella foto n 4 riconosco una ragazza che si chiama Laura, fidanzata di Mola Giovanni. Mi è venuta a trovare insieme al fidanzato sia a Lusciano che a Trentola nelle case dove trascorrevo la latitanza. Tornando alla Laura, sono stato anche a casa sua a Parete, in una traversa dove si trova Tamburrino Motors, per risolvere su sua richiesta un problema alla madre. Costei, che conviveva con un signore di Marano da 18 anni lo aveva lasciato per mettersi con il cognato di Emilio Chianese che aveva deciso poi di lasciare. Costui, però, non accettava questa situazione e la minacciava telefonicamente. Mandai, quindi, Granato Davide e Tartarone Luigi (due affiliati al clan, ndr) da questo signore a raccomandargli di interrompere queste azioni intimidatorie».

Nell’ordinanza si legge anche che Laura Titta ha tatuata la parola “terrorista” su una gamba. Scrive Prima da Noi:

Secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Dario Gallo su richiesta dei pm Catello Maresca, Cesare Sirignano e Giovanni Conzo il 2 luglio 2008 la donna avrebbe convinto il fidanzato del momento, Giovanni Mola, e l’altro affiliato al clan Paolo Gargiulo (che successivamente sarà arrestato con Setola nel covo di Mignano Montelungo) a picchiare ferocemente un suo ex, Giuseppe Madonia; la soldatessa attira Madonia in una trappola dandogli appuntamento vicino al cimitero di Giugliano (Napoli).Per evitare ritorsione da parte della famiglia Madonia, a sua volta vicina agli ambienti della criminalità organizzata del Giuglianese, la soldatessa, accompagnata dalla madre, va a trovare il boss latitante Emilio Di Caterino, oggi collaboratore di giustizia: quest’ultimo convince gli amici del giovane picchiato a soprassedere in nome dell’alleanza con i casalesi.

Laura Titta da 10 giorni prestava servizio nella caserma di Ascoli Piceno, qui sono venuti a prenderla i carabinieri due notti fa. La caserma, sede del 235° Reggimento Piceno, è la stessa dove lavora Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna uccisa a coltellate e poi trovata cadavere il 20 aprile nel bosco della casermette di Ripe di Civitella. La procura ascolana valuterà “con attenzione” possibili collegamenti tra l’omicidio Rea e l’arresto della soldatessa, ma allo stato gli investigatori parlano di due vicende non intrecciate tra loro.

Foto | Affari Italiani

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