Il far west di Milano e le favole sull’integrazione

In una giornata abbastanza povera di spunti politici (se la Binetti che lascia il Pd prende tutti i titoli, immaginatevi un po’ la situazione) torniamo per un momento sulla Rivolta di via Padova tentando di capire come si sia arrivati a tanto. La zona è da molti anni crocevia dell’immigrazione clandestina a Milano e non

di luca17



In una giornata abbastanza povera di spunti politici (se la Binetti che lascia il Pd prende tutti i titoli, immaginatevi un po’ la situazione) torniamo per un momento sulla Rivolta di via Padova tentando di capire come si sia arrivati a tanto. La zona è da molti anni crocevia dell’immigrazione clandestina a Milano e non dico che gli italiani vi siano in minoranza ma poco ci manca.

Le colpe sono evidenti, e appartengono a chi ha voluto l’immigrazione selvaggia e deregolamentata. Ovvero a chi rifiuta di accettare il principio secondo il quale non puoi accettare che migliaia di stranieri si insedino nello stesso luogo nelo stesso momento, in nome di una malintesa libertà di movimento.

Permettere che il loro numero sovrasti quello dei vecchi residenti nel giro di pochissimo tempo significa distruggere la personalità e le tradizioni di un’intera comunità e quindi anche della città che la ospita. Potremmo chiamarlo effetto Chinatown, e infatti si vede come la Giunta da anni si prodighi per rendere la vità impossibile al commercio cinese in zona nella disperata speranza di restituirla ai milanesi. Ma è troppo tardi.

Ormai la zona Sarpi è una cittadella aliena all’interno della città di Milano e non c’è più nulla da fare, a meno di passare a maniere forti che noi non auspichiamo. Via Padova è ancora salvabile? Forse sì forse no. Ma se c’è una speranza di farlo è ora. Non andando a prendere i clandestrini casa per casa come ha roboantemente declamato il Salvini. Non serve. Semplicemente riempendo la zona di forze dell’ordine che battano a tappeto i bar, i locali, e soprattutto strade e giardini dove i clandestini rimangono tutto il giorno. O qualcuno crede davvero che stiano rintanati dentro casa?

Così facendo, una volta riconosciuti ed espulsi i clandestini si sarà dato un segnale di legalità che migliorerà nettamente la vita e le relazioni del quartiere tra le varie etnie, italiani compresi. Per via Padova questo è ciò che si può fare. Non è tutto ma non è neanche poco. Per tutti gli altri luoghi in cui l’immigrazione è ancora minoritaria invece, bisogna trovare il modo di impedire che Milano (e tutte le altre città di conseguenza) seguano l’esempio delle metropoli americane e dei loro quartieri-fortezza, di volta in volta ispanici, italiani, arabi, cinesi e quant’altro.

L’integrazione è un fattore imprescindibile della nostra società in continuo movimento. Ma l’integrazione non si fa spostando intere comunità da un punto all’altro del globo. Si ottien semmai inserendo piccoli numeri di etnie non uguali all’interno di una più grande comunità autoctona, da cui possano apprendere vita e tradizioni del luogo senza per questo rinunciare alle proprie.

Altro che Latin Gangs – il nuovo mito della seconda generazione ispanica – et similia. Qui per bande giovanili non c’è posto. È ora di dirlo chiaro e forte.

Foto: 02blog