Decreto milleproroghe e tagli ai contributi per l’editoria: il governo all’attacco dell’informazione indipendente

Proprio nei giorni in cui esplode il caso Bertolaso, con il suo carico di scandalo e disgusto, mentre assistiamo da spettatori alle spartizioni di milioni di euro per opere pubbliche spesso inutili e inutilizzate (vedi il caso La Maddalena), il governo si volta dall’altra parte e senza vergogna dichiara che c’è la crisi e “qualcuno


Proprio nei giorni in cui esplode il caso Bertolaso, con il suo carico di scandalo e disgusto, mentre assistiamo da spettatori alle spartizioni di milioni di euro per opere pubbliche spesso inutili e inutilizzate (vedi il caso La Maddalena), il governo si volta dall’altra parte e senza vergogna dichiara che c’è la crisi e “qualcuno deve pur pagarla”: è il momento dei fondi destinati all’editoria di opinione.

Il governo, con in testa Giulio Tremonti, aveva promesso un emendamento (il 2.0.7) in cui si sarebbero salvaguardate tutte quelle realtà più piccole che vanno dalle testate indipendenti al no profit ai quotidiani come Il Manifesto e il Secolo d’Italia, che contribuiscono e di molto al pluralismo dell’informazione italiana, già umiliata e calpestata abbondantemente negli ultimi anni. Invece no.

Nel decreto Milleproroghe, approvato ieri con la fiducia e un testo blindatissimo, c’è la condanna di un’informazione almeno parzialmente plurale. Uno dei punti chiave del provvedimento è l’abolizione del diritto soggettivo. Vediamo di cosa si tratta.

Immagine|Flickr

Il diritto soggettivo permette a ciascuna testata di conoscere i criteri e la somma stabilita a cui poter accedere, e quindi permette di programmare il lavoro. Questo consente anche alle testate di utilizzare il contributo pubblico come garanzia per ottenere dei prestiti bancari, poi saldati alla fine della stagione.

Il finanziamento pubblico infatti arriva l’anno successivo all’attività svolta; quindi adesso le testate aspettano il rimborso per il 2009. Eliminando il diritto soggettivo, che permetteva di conoscere la vera entità del contributo pubblico, si tagliano le gambe a quelle realtà che ogni giorno lottano con il bilancio e con il loro lavoro danno tanta qualità in più all’informazione.

Passata al senato, la battaglia si sposta alla Camera. E, mentre, come ricordavamo ieri, Mediaset e i suoi proprietari si ingrassano sempre più si ricorre alla comoda “crisi” per togliere anche quel poco a delle testate importanti. Crisi chirurgica, verrebbe da dire: ma chi volete prendere in giro?

Anche nel Pdl, si levano voci preoccupate quando non apertamente contrarie, che come solito arrivano dall’ala ex An vicina a Fini; dice Alessio Butti:

Il governo trovi un provvedimento per il ripristino di un diritto leso, un diritto che va restituito. Stiamo facendo questo intervento a gamba tesa.

Gli italiani comunque possono stare tranquilli: mentre si taglia su informazione e editoria, nel decreto milleproroghe si sono trovati i soldi per pagare i fiori di Sanremo…