RAI: per Silvio Berlusconi è meglio Michele Santoro della par condicio

Mai come oggi c’è da augurarsi che la televisione, in particolare quella pubblica, non sia effettivamente uno specchio della società italiana. Tralasciando gli sprechi, e i conseguenti tagli che saranno fatti (sulla tv dei ragazzi, ad esempio), la RAI rappresenta sempre meno il servizio pubblico.Come notavano, ieri, molti lettori di polisblog.it per garantire la par


Mai come oggi c’è da augurarsi che la televisione, in particolare quella pubblica, non sia effettivamente uno specchio della società italiana. Tralasciando gli sprechi, e i conseguenti tagli che saranno fatti (sulla tv dei ragazzi, ad esempio), la RAI rappresenta sempre meno il servizio pubblico.

Come notavano, ieri, molti lettori di polisblog.it per garantire la par condicio saranno sospese un mese prima dell’appuntamento elettorale le trasmissioni che sono solite fare dell’approfondimento politico.

Fuori Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata, Bruno Vespa (e molti altri). Dentro ore, e ore, di tribune elettorali che di certo non raggiungeranno l’audience delle trasmissioni che sostituiranno.

A salvarci da questi programmi, moderni tanto quanto il lotto alle otto di Michele Guardì, dovrà quindi pensarci Alessio Vinci. Poche ore a settimana e in fasce orarie non particolarmente comode.

Conscio, probabilmente, dei limiti del giornalista (bravo ma per molti solo quello che ha preso il posto di Enrico Mentana) anche il Presidente del Consiglio, malgrado gli storici dissapori con buona parte dei giornalisti di RaiTre, ha già fatto sapere di essere contrario al provvedimento della Vigilanza RAI.

“La decisione – ha dichiarato Silvio Berlusconi – di fermare quelli che ormai sono pollai televisivi non è ne scandalosa, ne preoccupante. Continuo a ritenere che si debba abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti”.

Se tale buonsenso fosse comunque applicato a prescindere dalle direttive del Governo anche i telespettatori di Porta a Porta saprebbero dell’esistenza dei Radicali. Di tutte quelle realtà politiche piccole ma necessarie per avviare un dibattito politico civile e realmente rappresentativo del Paese.

E non solo della buvette di Montecitorio dove Bruno Vespa può arrivare più velocemente dei suoi colleghi. Peccato che loro, a differenza dello showman, non possano avvallersi di uno speciale badge di cui si continua a disquisire da giorni nei vari box dei quotidiani dove, di solito, si trovano le notizie curiose.

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