Calcioscommesse, inchiesta Napoli: Antonio Lo Russo allo stadio. Puntate online nel mirino

Spuntano i clan nell’inchiesta napoletana sul calcioscommesse: Lo Russo, Fabbricino, D’Alessandro


Nella seconda inchiesta sul calcio-scommesse aperta dalla procura di Napoli – su Calcioblog tutti gli aggiornamenti – spunta la camorra. Il latitante Antonio Lo Russo, 30 anni, ritenuto il reggente dell’omonimo clan, il 10 aprile 2010 era a bordo campo allo stadio San Paolo per Napoli-Parma, come si vede nella foto-scoop dell’Ansa.

Il mese successivo Lo Russo sfuggirà per un soffio alla cattura nell’ambito di un’operazione anticamorra contro i cosidetti “capitoni” di Miano ritenuti capeggiati dal padre Giuseppe. Sul Messaggero si legge di un’informativa consegnata dai carabinieri alla Dda di Napoli in cui i militari spiegano come durante quella partita «molte persone riconducibili ai clan Lo Russo e agli Scissionisti abbiano effettuato scommesse piuttosto elevate sulla vittoria del Parma. Non si può trascurare il fatto che la partita è terminata 2 a 3 per il Parma».

Allora i magistrati non ravvisarono ipotesi di illeciti penali; le carte della successiva inchiesta furono inviate alla procura federale. Tra i clan al centro dell’inchiesta napoletana, sui “reati da stadio” – due i filoni d’indagine aperti – ci sarebbe quello guidato da Eduardo Fabricino, ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco degli Scissionisti e «attualmente referente per il clan del lotto G di Scampia».


Nell’ambito delle attività investigativa scrivono i carabinieri «è emersa anche una parallela gestione illecita delle scommesse clandestine da parte di Fabricino e dei suoi consociati, quindi del clan degli Scissionisti». Anche il clan Lo Russo è considerato alleato degli Scissionisti.

Le indagini, precisano i carabinieri nell’informativa «hanno permesso di accertare il coinvolgimento, nel mondo delle scommesse clandestine e quindi di partite truccate, di diverse squadre di calcio di serie semi professionistiche che, attraverso la complicità di alcuni calciatori e procuratori legali, comunicano al clan degli Scissionisti l’esito della partita, per consentire ad alcuni elementi di spicco del clan di puntare ingenti somme di denaro».

Nel mirino dei magistrati di Napoli ci sono anche le scommesse online: dalle indagini emergerebbe che attraverso prestanome i clan farebbero puntate altissime negli ultimi minuti di recupero di una partita, vincendo sulla squadra in rimonta; scommesse illecite, ma anche puntate con molti zeri sui siti di scommesse asiatici. È il secondo filone dell’inchiesta. Il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia secondo l’accusa riciclerebbe così i proventi illeciti, anche attraverso centri scommesse intestati a prestanome.

«Non ho mai usato l’espressione Calciopoli 2 – ha precisato stamattina il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore – Le vicende che stiamo seguendo sono molto diverse da quelle emerse nel corso dell’inchiesta nota come Calciopoli. Non sono coinvolti arbitri, per esempio, e anche i nomi dei calciatori che potrebbero avere avuto un ruolo negli illeciti non sono ancora certi. La nostra indagine riguarda in particolare l’attività di agenzie di scommesse, a livello nazionale e internazionale».

Ed è venuta fuori anche un’intercettazione che riguarderebbe secondo gli inquirenti il calciatore Cristian Biancone, già attaccante del Torino, del Sorrento e dell’Avellino, arrestato a ottobre scorso in un’inchiesta su un presunto giro di scommesse clandestine gestito dal clan D’Alessandro: «Se la Juve Stabia non vince e Biancone si prende i soldi, lo uccidiamo».

Foto | Ansa

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