Il Pd e le primarie: uno strumento che Bersani e D’Alema vorrebbero rivedere

Le primarie sono sicuramente l’aspetto organizzativo del Pd più amato dalla sua base ma allo stesso tempo sono lo strumento per le scelte che la dirigenza ama di meno. Spesso nelle varie occasioni in cui c’è stato il ricorso a questo mezzo non sono mancate le critiche alle regole con cui sono organizzate e i


Le primarie sono sicuramente l’aspetto organizzativo del Pd più amato dalla sua base ma allo stesso tempo sono lo strumento per le scelte che la dirigenza ama di meno. Spesso nelle varie occasioni in cui c’è stato il ricorso a questo mezzo non sono mancate le critiche alle regole con cui sono organizzate e i dubbi sui contesti ai quali vengono applicate. Senza contare che soprattutto recentemente invece di essere usate con il fine di essere lo strumento privilegiato per le nomine dei candidati sono diventate una specie di ultima mossa disperata quando non si sa dove sbattere la testa (vedi Puglia, Calabria, Umbria) di fronte alle divisioni interne.

Proprio il caso pugliese oltre a dare un brutto colpo alle strategie bersaniane e dalemiane ha fatto ripensare la dirigenza circa una possibile modifica delle regole. Pierluigi Bersani lo dice chiaramente

Bisogna parlare del meccanismo delle primarie che sono senza dubbio partecipazione ma non sempre partecipazione è sinonimo di innovazione. A volte l’innovazione ha bisogno di impulso che non non sempre puo’ venire dal basso

Già nelle settimane scorse Massimo D’Alema aveva proposto di limitarle ai soli iscritti, lo stesso Bersani aveva invitato a restringerne l’uso e la Turco chiedeva che fossero solamente strumentali al gioco delle alleanze decise dai big e non in contrapposizione con la strategia della dirigenza.

Insomma pare proprio che ci sia un rapporto di amore e odio tra partito e primarie. Anzi il più delle volte sembra proprio che le primarie siano un’ottima operazione di marketing, molto appoggiata dai sostenitori del Pd, e propagandata pubblicamente dai vari segretari democratici. Ma dietro le quinte sono considerate una specie di ingombro che si scontra con gli scopi tattici dei big del Pd.

A onor del vero bisogna riconoscere che non si capisce bene quali siano le occasioni in cui utilizzarle, vengono usate a macchia di leopardo per qualsiasi tipo di scelta senza una precisa modalità decisa a livello nazionale. E come già detto molte volte vengono usate come ultima possibilità per sanare litigi tra le varie correnti.

Ma ogni giorno di più il fastidio per uno strumento non controllabile viene a galla e prima o poi con la scusa della regolamentazione scatterà una limitazione anche piuttosto corposa. Con tanti saluti allo spirito innovativo della partecipazione attiva dei cittadini.

I Video di Blogo.it