Processo per la morte di Stefano Cucchi, parla il legale che lo difese: “Aveva il viso gonfio, nessun livido”

Continua il processo per la morte di Stefano Cucchi: nell’ultima udienza è stato sentito l’avvocato Giorgio Domenico Rocca, il legale che difese Cucchi nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto che si svolse il 16 ottobre 2009


Ieri, nel corso dalla nuova udienza del processo relativo alla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni deceduto il 22 ottobre 2009 nel reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga, è stato sentito l’avvocato Giorgio Domenico Rocca, il legale d’ufficio (poi di fiducia) che difese Cucchi nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto che si svolse il 16 ottobre 2009.

L’udienza fu normalissima. L’unica cosa strana che ricordo fu che quando finì, Cucchi diede un calcio al tavolo. Era arrabbiato, fu un momento di nervosismo. Stefano era abbastanza irritato, insultava i carabinieri e con loro aveva battibecchi continui. Mi disse che era stato arrestato ingiustamente e che non doveva stare lì. Cercai di tranquillizzarlo; immagino avesse paura del carcere. […] Mi disse che era tossicodipendente, che era stato in cura al Sert e che assumeva metadone. Aveva segni neri sotto gli occhi… nessun livido. E il viso gonfio rispetto a un magrezza che mi colpì molto. Gli chiesi se lo avevano maltrattato in occasione dell’ arresto e mi rispose di no. Mi disse avvocà io sono proprio così.


Subito dopo è stata la volta di un giovane, detenuto in una cella vicina a quella di Cucchi. Lui ha raccontato che Stefano passò molto tempo a battere i pugni sulla porta, gridando e chiedendo ai secondini di portargli il metadone.

Sentito anche Luigi Cuccurachi, l’agente della penitenziaria che portò Cucchi in ospedale due giorni dopo l’arresto:

Lo ricordo sulla sedia a rotelle, gli infermieri lo poggiarono su una barella e lo portarono fino all’ambulanza. Lo vidi solo in faccia, era nero sotto gli occhi. Lamentava in continuazione dolori alla schiena. Il medico decise il ricovero; l’unico posto libero fu trovato al ‘Pertini’.

L’udienza si è conclusa con la testimonianza del professor Luciano Pagliari, direttore del pronto soccorso dell’ospedale ‘Figlie di San Camillo’. Cucchi, secondo Pagliari, tra il 2000 e il 2009 si sarebbe recato circa 20 volte per farsi curare:

La tipologia è chiara: si tratta di persone con scarsa capacità di autocontrollo con tendenza alla violenza. Io l’ho conosciuto personalmente solo una volta, nel luglio 2009. In genere lui arrivava la notte; ricordo che una volta uno dei miei medici fu costretto a far intervenire la pubblica sicurezza a causa dei comportamenti violenti. Cucchi ha sempre rifiutato le terapie e le indagini mediche. Quasi sempre si allontanò dall’ospedale senza essere regolarmente dimesso. Chiedeva farmaci che aggiunti a quelli che assumeva aiutassero il suo percorso sofferto. Da cartelle cliniche era definito paziente epilettico che mescolava medicine in maniera bizzarra e pericolosa.

La prossima udienza è fissata per il prossimo 22 giugno. Vi ricordiamo che le persone imputate nel processo sono 12, accusate a vario titolo di lesioni aggravate, abuso di autorità nei confronti di arrestato, falso ideologico, abuso d’ufficio, abbandono di persona incapace, rifiuto in atti d’ufficio, favoreggiamento e omissione di referto.

Si tratta dei sei medici che ebbero in cura il giovane (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), di tre infermieri (Giuseppe Fluato, Elvira Martelli e Domenico Pepe) e di tre guardie carcerarie (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici).

Via | Il Messaggero

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