Intervista – polisblog incontra Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore

A poco più di un anno dalla morte di Eluana Englaro, nella giornata nazionale del malato, polisblog.it incontra Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore. L’uomo che (come documentato dalle Iene la scorsa settimana) ha deciso di porre fine ai suoi giorni in Belgio. Negli stessi giorni in cui il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a SkyTg24



A poco più di un anno dalla morte di Eluana Englaro, nella giornata nazionale del malato, polisblog.it incontra Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore. L’uomo che (come documentato dalle Iene la scorsa settimana) ha deciso di porre fine ai suoi giorni in Belgio.

Negli stessi giorni in cui il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a SkyTg24 ribadiva l’impegno del Governo per la tutela della vita umana è necessario riflettere sulle reali condizioni dei malati in Italia.

La storia di Salvatore, come raccontato da Pietro, è molto diversa da quella della figlia di Beppino Englaro. A differenza di Eluana Salvatore ha deciso di porre fine ai propri giorni perché, allo stato attuale, l’Italia non gli garantisce un’assistenza sufficiente.

Partiamo dall’inizio. Ci può sintetizzare la storia di suo fratello?

La storia di Salvatore è abbastanza conosciuta. Ha avuto un grave incidente stradale qui, a Catania, l’11 settembre del 2003. Era con il figlio. Tutti e due in coma. Il figlio si riprende dopo una circa una settimana. Lui rimane in coma per diversi mesi. Dopodiché viene trasferito in un altro ospedale, a Messina. In quei giorni inizia il suo stato vegetativo a cui si aggiunge, due anni dopo, la sindrome di locked-in.

Adesso ha deciso di andare in Belgio?

Sì, dopo aver scritto tante volte al presidente della Repubblica. Deluso dalla risposta di Giorgio Napolitano, ha deciso di rivolgersi a Silvio Berlusconi. Nel 2008. In quell’occasione il Presidente del Consiglio promise a Salvatore un’assistenza dignitosa, 24 al giorno, che non venne mai realizzata fino all’intervento di Raffaele Lombardo.

A cinque mesi dall’intervento del Presidente della Regione Sicilia mia madre riuscì ad ottenere un aiuto. Per sole due ore, e poco più, al giorno.

Durante il fuori onda di un programma televisivo, a cui ho partecipato, un rappresentante del Governo nazionale ammise che per mio fratello il Paese non poteva fare nulla.
Per questo motivo dopo l’incidente di un fratello, che assisteva Salvatore, si è deciso di ipotizzare l’iniezione.

L’eutanasia, appunto. In Italia non esiste ancora.

E’ come se ci fosse. Io conosco altri 1200 storie simili a quelle di Salvatore. In Italia molte persone sono assistite male. L’abbandono è già una forma di eutanasia passiva.
La storia di Salvatore è molto diversa da quella di Eluana. Lui vuole vivere ma non è messo nelle condizioni di poterlo fare.

Anche il neoministro della Salute, Ferruccio Fazio, si sta occupando di Salvatore.

Così so. La Regione Sicilia ha però dichiarato che Salvatore è assistito. Sì. Tanto quanto gli anziani. Ma mio fratello ha bisogno di un atro tipo di aiuto.

Se a suo fratello fosse stata garantita un’assistenza avrebbe preso in considerazione l’eutanasia?

Probabilmente No. Probabilmente avrebbe già ricominciato a camminare.

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