Intervista – polisblog incontra Federico Bastiani

Al prossimo appuntamento elettorale manca poco. Chi ha deciso di aderire, salvo rare eccezioni, lo sta facendo con toni e modi che ricordano un paese vecchio. Per il bene del proprio partito ci sono esponenti che stando scendendo a patti. Discutibili.Per fortuna, parallelamente, a questo pachiderma negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati movimenti



Al prossimo appuntamento elettorale manca poco. Chi ha deciso di aderire, salvo rare eccezioni, lo sta facendo con toni e modi che ricordano un paese vecchio. Per il bene del proprio partito ci sono esponenti che stando scendendo a patti. Discutibili.

Per fortuna, parallelamente, a questo pachiderma negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati movimenti autonomi. Di alcuni i mass media nazionali non conoscono neanche l’esistenza. Di altri invece se ne discute per via dei testimonial scelti.

Federico Bastiani, curatore di “A Riveder le Stelle” (in libreria da domani, mercoledì 17 febbraio), nell’intervista che segue ci spiega perché Beppe Grillo ha deciso di supportare il “Movimento delle 5 Stelle”.
Perché secondo lei i movimenti più piccoli, come quello di cui si occupa nel libro, non riescono a far parte della cronaca politica?

Il problema che ogni gruppo politico deve affrontare è quello della comunicazione. La comunicazione è importante per farsi conoscere e non avere l’appoggio dei media impedisce.

E’ un ostacolo insormontabile. Il “Movimento a 5 Stelle” ha potuto contare sull’appoggio, non indifferente, di Beppe Grillo e questo l’ha aiutato ad entrare nelle cronache dei giornali.

Difficilmente movimenti di questo tipo riescono a trovare spazio ad “Anno Zero”. Beppe Grillo, mediaticamente, è stato importante per la diffusione del movimento.

Cosa racconta in “A riveder le stelle”?

L’idea del libro sul movimento mi è venuta dopo aver partecipato ad una riunione, come osservatore, della lista civica “A 5 stelle” di Bologna. Volevo capire meglio cosa concretamente il movimento volesse fare per il futuro del paese.

Così insieme alla casa editrice Rizzoli abbiamo preso in considerazione l’idea di realizzare un libro sul movimento partendo dagli interventi di Beppe Grillo. Cercando quindi di spiegare punto per punto il programma politico in vista delle prossime elezioni amministrazione regionali di marzo.

Concentriamoci sui programmi. Cosa si propone di fare il “Movimento 5 Stelle”?

Il libro è diviso in capitolo, ognuno dei quali dedicato ad ogni paragrafo del programma elettorale. Quindi: Stato e cittadini, energia, informazione, economia, trasporti, salute e istruzione.

I temi affrontati sono molti, alcuni noti (come la battaglia per il parlamento pulito e l’abolizione dell’ordine dei giornalisti) altri meno (come la cittadinanza digitale, il divieto di incrocio tra azionisti del sistema bancario e quello industriale, l’abolizione delle stock option, la creazione di ticket sanitari in proporzione del reddito, la prescrizione medica dei principi attivi e non dei medicinali, la pubblicazione on-line delle lista d’attesa, l’abolizione dei comuni aventi meno di 5000 abitanti, lo sviluppo delle piste ciclabili, l’introduzione dei ripetitori wimax per l’accesso mobile e diffuso della rete, ecc.).

Il movimento di cui si è occupa è stato supportato da Beppe Grillo. Secondo lei il comico si è davvero emancipato? I suoi Vaffa Day sono serviti a qualcosa? Ci può fare degli esempi?

Dovrebbero chiederlo ai movimentisti. Personalmente penso che i V-Day siano serviti per sollevare almeno alcune questioni. Recentemente il Presidente del Senato aveva deciso di incontrare Beppe Grillo. L’incontro è poi saltato.

Grillo voleva chiedere conto al Presidente sulla proposta di legge riguardante il “Parlamento Pulito”, per la quale aveva raccolto 350mila firme, che al momento giace nel cassetto di Schifani.
I V-Day hanno sollevato il problema. Questo movimento vuole passare dalle parole ai fatti, come dicono loro stessi, sarebbe come iniettare un virus nel sistema.

Secondo lei chi accusa Beppe Grillo di populismo ha ragione? Perché?

Il populismo guadagna consensi nei movimenti di crisi della fiducia nella classe politica.
Credo che il comico genovese non ha dovuto fare molto sforzo perché la gente è sempre più stufa della “casta”.

Grillo è stato il detonatore ma tutti i ragazzi del movimento sono la bomba. E’ un movimento che non ha bisogno di un leader perché ha proprio una struttura orizzontale grazie all’utilizzo della rete.

In Emilia Romagna, ad esempio, i rappresentanti del movimento sono riusciti ad entrare in molti consigli comunali. Adesso tentano di salire un ulteriore gradino.

E’ come un test per loro per vedere se possono accedere alla politica nazionale.

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