Antonio Di Pietro querela il Corriere della Sera

La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche



La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.

A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.

L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?

Oltre ai ragionamenti che andrebbero fatti sull’educazione civica degli amministratori deve far sorridere questo trend intimidatorio. Se è Silvio Berlusconi a denunciare l’Unità, o una testata del gruppo Espresso, si urla al regime. Se la querela viene spedita da esponenti riconducibili ad un’opposizione allora è giusta?

Eppure sempre del medesimo provvedimento censorio stiamo parlando.

Fa ridere, poi, che le stesse persone fruitici delle querela siano le stesse che provano a parole a difendere la giustizia. Prima o poi qualcuno dovrà fargli notare che appesantire un sistema obeso non è certo una soluzione percorribile.