Di Pietro “sogna” un partito unico con il Pd. L’unione dei … perdenti?

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership. Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.

Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.

Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.

La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.

L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.

Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.