Pdl flop: tesseramento al palo. Berlusconi furioso!

E’ proprio vero che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E che fra due numeri, un milione da una parte e diciottomila dall’altra, c’è un mare grande, un mare immenso. Il milione di tessere era l’obiettivo del Cavaliere per il tesseramento del Pdl : “Raggiungeremo un milione di iscritti. Chi

E’ proprio vero che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E che fra due numeri, un milione da una parte e diciottomila dall’altra, c’è un mare grande, un mare immenso.

Il milione di tessere era l’obiettivo del Cavaliere per il tesseramento del Pdl : “Raggiungeremo un milione di iscritti. Chi vota Pdl è di fatto tesserato e l’hanno votato otto milioni di italiani”.

Il risultato? Un flop totale: a tutt’oggi sono stati fatti … diciottomila tesserati! Quasi una presa in giro.

Non è solo la dimostrazione del marasma organizzativo del partito sul territorio, con mille galli e galletti in zuffa permanente, correnti e faide di ogni tipo. Il nodo è politico: parte dai vertici romani e tocca tutte le province, fino all’ultimo comune.

Riguarda la concezione del partito, usato come semplice strumento di potere personale e di gruppo.

Berlusconi è furioso e dopo le elezioni regionali giura di cambiare musica. Come? Innanzi tutto, facendo rispettare l’incompatibilità fra cariche istituzionali e incarichi di partito. Poi, “ripulendo” il trio della tolda di comando centrale, scomponendo l’asse La Russa-Gasparri sostenuto da Verdini e dando pieni poteri al fido Sandro Bondi, con l’ordine di rimettere in riga tutti.

Altrimenti si chiude bottega e si inventa in toto il partito del Presidente. Solo il carisma (più i soldi e i media) del grande capo, le poltrone da spartire e l’inconsistenza delle opposizioni permettono a un partito “sgangherato” come il Pdl di “comandare”.