In corso l’interrogatorio di Tony Blair: la guerra in Iraq e l’invenzione delle armi di distruzione di massa

Sette anni: il 2003 è una vita fa. In quell’anno, gli Usa, ancora in epoca bushista, partivano per un’avventura, la guerra in Iraq, nella quale sono ancora invischiati: c’è chi lo chiama un nuovo Vietnam, chi, quello stesso Vietnam, lo fa coincidere con l’Afghanistan. Altro scenario di guerra globale al terrorismo – dagli scarsi risultati,


Sette anni: il 2003 è una vita fa. In quell’anno, gli Usa, ancora in epoca bushista, partivano per un’avventura, la guerra in Iraq, nella quale sono ancora invischiati: c’è chi lo chiama un nuovo Vietnam, chi, quello stesso Vietnam, lo fa coincidere con l’Afghanistan. Altro scenario di guerra globale al terrorismo – dagli scarsi risultati, a dir la verità – e nel cui pantano gli Stati Uniti sono sprofondati, immemori dell’esperienza sovietica.

Bush non era solo nel suo delirio: la coalizione che appoggiava la guerra in Iraq, aveva in Tony Blair, al tempo a capo del governo UK, uno dei suoi più accesi sostenitori. Molti lo chiamavano “poodle”, il barboncino di Bush, per come era prono a qualunque sua decisione. Ma se Bush se l’è cavata, in queste ore l’inchiesta sulla guerra in Iraq, di cui in italia si sta parlando pochissimo, sta arrivando al suo culmine.

Perché Tony Blair sta venendo interrogato da una commissione d’inchiesta, proprio su quella guerra. La Chilcot Enquiry – da Sir John Chilcot, che guida la commissione d’inchiesta nominata da Gordon Brown – sta facendo parecchio rumore nel Regno Unito. E stamattina Tony Blair ha risposto – e sta ancora rispondendo – alle domande su una guerra “illegale”. Ma in un ambiente dove il giornalismo, è giornalismo, quindi non l’Italia, i giornali ci vanno giù più duretti…

Mehdi Ahsam, sul Guardian, dice chiaro e tondo:

Tony Blair ci ha detto la verità sulla guerra in Iraq? O ci ha preso in giro? Uno dei suoi ex consiglieri ha spiegato che “Si potrebbe notare un eccesso di retorica, rileggendo le sue parole di allora, ma nonostante questo lui ha sempre creduto che ci fossero armi di distruzione di massa in Iraq, così come l’ho creduto io. Non erano bugie, erano esagerazioni, espedienti retorici…”

Espedienti retorici che hanno portato un Paese in guerra, e che hanno causato, se ben ricordo, circa un migliaio di morti tra i soldati britannici. Il Times invece, punta su dieci domande a tema guerra in Iraq a Tony Blair. Dieci domande cui deve rispondere, emerse dall’inchiesta, vi segnalo le più interessanti

Quando vi siete accordati, lei e il Presidente Bush, di essere uniti nel caso di un’invasione? Alcune dichiarazioni dell’inchiesta fanno risalire il vostro “patto di sangue” addirittura a un incontro al ranch di Crawford nel 2002 (quando la guerra in Iraq era ancora fantascienza per l’opinione pubblica mondiale, ndr)?

Lei ha dichiarato in un’intervista che anche se Saddam Hussein non avesse avuto armi di distruzione di massa, sarebbe comunque stata una buona idea abbattere lui e il suo regime. Questo spiega come mai la legalità di un intervento bellico in Iraq (seguendo quindi l’iter di Nazioni Unite e risoluzioni ONU, ndr) non è mai stata la sua prima preoccupazione?

Come mai scrisse nella prefazione a un dossier del settembre 2002 che Saddam Hussein possedeva “senza ombra di dubbio” armi di distruzione di massa, e quando ha compreso che le ragioni per cui aveva portato il Paese in guerra – le armi di distruzione di massa – non esistevano?

Quando ha saputo dall’intelligence che non esistevano armi di distruzione di massa in Iraq?

E’ valsa la pena imbarcarsi in una guerra che è costata migliaia di morti?

La foto che avete visto aprire il post, mostra i manifestanti che stamane hanno circondato il palazzo dove sta avvenendo l’interrogatorio, in cui Blair si sta difendendo spiegando che

«Fino all’11 settembre pensavamo che Saddam Hussein fosse un rischio e facemmo del nostro meglio per contenere quel rischio. Dopo gli attentati questa percezione degli Usa e della Gran Bretagna cambiò drammaticamente»: lo ha detto l’ex premier britannico Tony Blair iniziando la sua deposizione davanti alla commissione che si sta occupando dell’inchiesta sull’Iraq. «Saddam non c’entrava niente con al Qaeda e con l’11 settembre» gli ha fatto notare Sir Roderic Lyne, membro della commissione

Blair, come si spiega anche nel pezzo del Corriere da cui ho tratto il quote qui sopra, è entrato con due ore di anticipo e da un ingresso laterale per evitare i manifestanti. Che anche grazie al cognome “Blair” hanno avuto gioco facilissimo a creare un anagramma, “Bliar”. Liar, significa bugiardo. Lo è sicuramente stato Tony Blair nel vendere alla sua opinione pubblica una guerra che non aveva motivo di essere, come lo è stato George Bush – ricordate la farsa di Colin Powell all’Onu?

Ora bisognerà vedere se e cosa pagherà. Quasi sicuramente nulla, forse, pagherà con la sua coscienza. Se volete saperne di più, vi consiglio di dare un’occhiata a The Iraq Inquiry, il sito che contiene tutti i documenti e i video relativi agli interrogatori dell’inchiesta.