Il Governo vara il piano antimafia. I 10 punti del provvedimento

Ieri il Consiglio dei ministri, convocato eccezionalmente a Reggio Calabria per dare un forte segno simbolico di riappropriazione del territorio, ha varato una serie di misure di lotta a mafia e n’drangheta, che per la prima volta viene nominata in un testo ufficiale del Governo. La “manovra” consta di dieci punti. Li abbiamo sintetizzati, suddividendoli

di luca17



Ieri il Consiglio dei ministri, convocato eccezionalmente a Reggio Calabria per dare un forte segno simbolico di riappropriazione del territorio, ha varato una serie di misure di lotta a mafia e n’drangheta, che per la prima volta viene nominata in un testo ufficiale del Governo.

La “manovra” consta di dieci punti. Li abbiamo sintetizzati, suddividendoli in 3 gruppi principali; economico, esecutivo e organizzativo. Vediamoli.

A) Misure economiche. Istituita un’agenzia per le confische dei beni sequestrati, che si occuperà anche di custodirli e amministrarli o rivenderli. A questo proposito Berlusconi ha dichiarato che se dovessero essere ricomprati dagli stessi mafiosi verrebbero “Noi li risequestreremo”. Rafforzati inoltre gli aiuti alle vittime dell’usura, mentre in sede Ue si punterà a ottenere il riconoscimento esecutivo dei sequestri dei beni all’estero mediante un piano definito “best practice”. Infine con l’estensione a tutto il territorio nazionale della tracciabilità dei flussi finanziari, gli appalti saranno controllati da una stazione unica che vigilerà sulla loro correttezza.

B) Misure esecutive. La Dia avrà generalmente più poteri, ma saranno anche ampliate le operazioni sotto copertura per usura e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Inoltre la DDA (Dir. distrettuale antimafia) da ora in poi avrà competenza anche sul traffico illecito di rifiuti.

C) Misure organizzative. Istituito il codice antimafia raccogliendo in un testo unico i principali interventi legislativi antimafia dal 1965 a oggi. Sarà poi realizzata una mappa delle mafie mediante un nuovo sistema informatico definito “macro”. Infine è stato varato un piano straordinario contro il lavoro nero in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, con 550 ispettori che controllerano 20.000 aziende.

Aggiungiamo, per concludere, che al piano antimafia si è molto opportunamente allacciata la decisione di Confindustria di escludere dai propri ranghi tutti gli imprenditori che pagano il pizzo senza denunciarlo. Il provvedimento, annunciato dal presidente Marcegaglia, segue da vicino l’analoga iniziativa di Confindustria Sicilia e rappresenta un segnale fortissimo contro Cosa Nostra e le altre organizzazione malavitose, anche in termini di tempismo e sincronizzazione con le decisioni governative di cui sopra.