Il pluralismo del Pdl: le “balle” di Bondi

Nel Pdl si parla di pluralismo! E’ indubbiamente una notizia, anche se, trattandosi del partito del “predellino”, ci vuole calma e gesso. Addirittura è stato Bondi, sì, uno dei triumveri del Pdl, Sandro Bondi, a scoprire il “valore della diversità” e, udite! udite!, ad ammettere che “la sfida lanciata da Fini può essere la strada

Nel Pdl si parla di pluralismo! E’ indubbiamente una notizia, anche se, trattandosi del partito del “predellino”, ci vuole calma e gesso.

Addirittura è stato Bondi, sì, uno dei triumveri del Pdl, Sandro Bondi, a scoprire il “valore della diversità” e, udite! udite!, ad ammettere che “la sfida lanciata da Fini può essere la strada giusta per aprire un confronto reale”, a invitare tutti a usare “doti di paziente tessitura politica, sensibilità all’ascolto delle ragioni di tutti, capacità di costruire un quadro di democrazia interna e di partecipazione al confronto”.

Chiedere a Benedetto Della Vedeva (escluso ieri d’imperio dai lavori della Commissione Affari Sociali del Senato perché sostenitore del “disarmo ideologico” sulla legge per il testamento biologico …) e chiedere a chiunque quanto mai qualcuno nel Pdl ha visto vincente una posizione diversa dal … gran capo carismatico Berlusconi.

Un conto è parlare di pluralismo, altro è esercitarlo.

Comunque, una volta tanto ha ragione persino Bondi. Ma il Pdl quando comincia ad essere un partito vero, con congressi veri, candidati veri, parlamentari non nominati, un partito non in mano a un unico padre/padrone?

Sentite la conclusione di Bondi: “Ma la peculiarità del Pdl deve rimanere quella che il partito deve essere al servizio del leader carismatico e non viceversa”. Punto. Appunto.