Intervista – polisblog incontra Luigi Tosti, il giudice anti-crocifisso

Il post pubblicato su polisblog.it riguardante la notizia della rimozione di Luigi Tosti, giudice italiano che da anni combatte pubblicamente affinché nelle aule giudiziarie non ci siano più simboli religiosi (il crocifisso in primis) è stato uno dei più commentati.In molti, a margine di quell’articolo, hanno sostenuto che quanto deciso dal CSM (Consiglio Superiore della



Il post pubblicato su polisblog.it riguardante la notizia della rimozione di Luigi Tosti, giudice italiano che da anni combatte pubblicamente affinché nelle aule giudiziarie non ci siano più simboli religiosi (il crocifisso in primis) è stato uno dei più commentati.

In molti, a margine di quell’articolo, hanno sostenuto che quanto deciso dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) era giusto poiché Luigi Tosti, rifiutandosi di lavorare nella aule in cui era presente un simbolo religioso, aveva sbagliato.

In democrazia deve essere garantito il diritto di replica. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare il giudice che a polisblog.it non racconta solo la sua storia. Con Luigi Tosti abbiamo ragionato anche della riforma della giustizia.

Procediamo con ordine. Lei è un giudice. Cosa pensa della riforma pensata da Silvio Berlusconi e avvallata da Angelino Alfano?

Che la Giustizia andasse riformata, in Italia, è un’esigenza che esiste dal 1° gennaio 1948, data di entrata in vigore della Costituzione, e sino ad oggi tutti i tentativi si sono risolti in un peggioramento dello stato di dissesto cronico in cui la Giustizia versa.

La proposta Alfano – decretata in tempi record e senza nemmeno incentrarsi sui problemi reali da risolvere (che sono quelli dello snellimento radicale delle procedure civili e penali) – nient’altro è che il modo di risolvere i problemi del Premier prendendo a pretesto l’esigenza -che pur esiste – di riformare il sistema giudiziario. E la prova inconfutabile è data dalla circostanza che, anziché proporre una riforma che consenta all’apparato giudiziario di fornire ai cittadini un servizio efficiente e rapido, si è imposta – “per legge” – la durata massima dei processi.

Come dire: la linea ferroviaria che collega Roma a Milano è inefficiente perché esiste una sola rotaia e i locomotori sono ancora a vapore e, dunque, i treni impiegano due giorni? Ebbene, risolviamo il “problema” imponendo ai treni di collegare le due città in 5 ore.

È evidente che, così facendo, non si risolverà un bel nulla e, anzi, i processi andranno in prescrizione. E dal momento che la prescrizione colpirà anche i diritti delle parti civili, è inevitabile che la legge presenti profili di incostituzionalità e violi il diritto all’equo processo.

Il Presidente del Consiglio ha ragione quando sostiene che i magistrati gli sono avversi per partito preso?

Non credo che il Presidente abbia ragione, anche se è innegabile che si siano verificati casi di vera e propria “persecuzione giudiziaria”, nel nostro Paese, ai danni di persone invise. Per poter esprimere un giudizio dovrei conoscere le carte ma, per quel che ho potuto apprendere nel corso di alcune trasmissioni -non censurate dal regime di disinformazione governativo- mi sembra che i processi a carico del Premier non fossero basati sul fumo ma sull’arrosto.


Intervistato dal sottoscritto un sostenitore dello sciopero degli immigrati ha sostenuto che il cattolicesimo non permette all’Italia di evolversi. È d’accordo? Perché?

È perfettamente in linea con quanto ho sempre sostenuto. La Chiesa cattolica ha dominato con il suo oscurantismo il nostro Paese per quasi 2.000 anni, avversando il progresso scientifico ed annebbiando i cervelli delle persone attraverso un’opera capillare e costante di imprinting perpetrata sin dalla tenera età: il che ha obnubilato le cognizioni critiche della popolazione e, dunque, il progresso delle coscienze.

Si tratta di un sistema di “governo” che ha lo scopo di creare un “gregge” fedele al suo Pastore, cioè remissivo e succube, per consentire a chi esercita il potere di perseguire i suoi scopi senza essere contestato, relegando i cittadini al ruolo di “sudditi”.

Di qui la totale carenza di senso civico, da parte degli italiani, e la loro innata propensione a coltivare il proprio orticello e a chiedere “raccomandazioni” alla bisogna, disinteressandosi dei diritti degli altri. Il cattolicesimo ha metastatizzato la società italiana e ne impedisce il progresso -sia a livello civile che scientifico- perché la Chiesa è conservatrice e i suoi fantocci -cioè i politici italiani- obbediscono ai suoi dictat.

Questo immobilismo è peraltro ipocritamente mascherato con pseudo-riforme che lasciato in realtà invariata la realtà (cambiare tutto, perché tutto rimanga come prima).

Ad un certo punto è arrivato agli onori della cronaca. Per chi non la conoscesse può presentare agli utenti di polisblog.it la sua storia?

Mi limito all’essenziale, anche perché la storia particolareggiata l’ho scritta in atti difensivi pubblicati sul mio blog. Dirò soltanto che ho iniziato una vertenza col Ministro di Giustizia -cioè col mio datore di lavoro- al quale ho chiesto di rimuovere i crocifissi perché lesivi del principio di laicità e dei diritti di libertà religiosa ed eguaglianza religiosa, preannunciando che, in caso contrario, sarei stato costretto a rifiutarmi -per autotutela- di tenere le udienze per non subire la lesione di queste prerogative e di questi diritti.

Non essendo stata accolta la richiesta, ho iniziato ad astenermi dalla trattazione delle udienze ed ho invitato il Ministero a sospendermi l’erogazione degli stipendi sino alla conclusione delle vertenza giudiziaria. A quel punto mi hanno allestito un’aula-ghetto nella quale mi hanno invitato a tenere le udienze, sino al mio pensionamento, in regime di criminale apartheid: ovviamente l’ho respinta.

A quel punto la Procura dell’Aquila, anziché indagare sul conto del Ministro di Giustizia “razzista”, ha aperto due procedimenti penali a mio carico. La Procura Generale della Cassazione ha aperto un parallelo procedimento disciplinare e il CSM mi ha poi sospeso, cautelarmente, dalle funzioni e dallo stipendio in data 31.1.2006 (peraltro dandomi ragione nel merito, e cioè affermando che i crocifissi nelle aule ledono il principio supremo di laicità e i diritti di eguaglianza e libertà religiosa).

Ho subito due condanne penali ed ho dovuto fare due appelli. Il primo appello è stato respinto ed ho dovuto fare il ricorso per cassazione, che è stato accolto nel febbraio del 2009. Dopo circa un anno è stato riattivato il procedimento disciplinare e il CSM mi ha rimosso.

Da quanto dichiarato dall’avv. Mancino, sembra che il CSM voglia completamente eludere l’esame delle motivazioni del mio rifiuto che, torno a ripetere, è un caso di autotutela che la Cassazione penale ha già avuto modo di esaminare, ritenendolo del tutto legittimo.

Poche ore prima dal suo allontanamento il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta dichiarò pubblicamente di voler fare ricorso contro la sentenza europea che vietava la presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici. Secondo lei si tratta solo di una coincidenza?

Questa dichiarazione -intervenuta la sera prima del mio processo disciplinare- è molto sospetta. Sembra essere un messaggio indirizzato al CSM che dice: guardate bene, il Governo intende mantenere i crocifissi negli uffici pubblici; dunque non assolvete il Tosti perché, in caso contrario, il Ministro di Giustizia sarà costretto a rimuovere i crocifissi dai tribunali.


Il post in cui si dava notizia dei provvedimenti che erano stati presi nei suoi confronti è stato uno dei più commentati. Molti utenti di polisblog.it hanno condiviso la sentenza contro di lei poiché, riassumendo, lei rifiutandosi di fare il proprio dovere ha sbagliato. In democrazia bisognerebbe garantire il diritto di replica. È d’accordo con quanto emerso su polisblog.it? Perché?

Per poter esprimere giudizi bisognerebbe conoscere i fatti ed avere cognizioni giuridiche minime: solo così si evita di dire fesserie. E chi “spara” simili sentenze dice delle fesserie, perché non è affatto vero che il rifiuto di svolgere un’attività doverosa sia automaticamente censurabile: bisogna infatti valutare se le motivazioni che sono state addotte siano tali da giustificare questa forma di autotutela. E allora basterà ricordare che vi sono caso di magistrati che si sono astenuti dal lavoro (e non soltanto da una mansione specifica) per tre anni consecutivi, senza che nessuno si sia sognato di perseguirli disciplinarmente: ad esempio perché in maternità (un figlio dopo l’altro), perché in malattia, perché in congedo straordinario etc. etc.

Vi sono dei magistrati che si sono rifiutati di tenere le udienze perché mancava il cancelliere, quando è ben noto che i cancellieri mancano quasi sempre in Italia e i giudici tengono comunque le udienze.

Duranti gli scioperi i magistrati si astengono dal lavoro e determinano pregiudizi agli utenti: nessuno si sogna di incriminarli. Dunque, l’equazione “non hai tenuto l’udienza = hai commesso un illecito” è frutto di mala fede perché, semmai, si deve affermare che i motivi da me addotti non erano tali da legittimare il rifiuto. Ma, in realtà, esistono sentenze della Cassazione penale, della Cassazione civile, della Corte Costituzionale e della Corte europea che mi danno ragione in pieno: e cioè che affermano che costituisce legittimo rifiuto di un’attività doverosa la presenza dei crocifissi nell’ambiente di lavoro.

Dunque, non sono io quello che è dalla parte del torto ma, semmai, è il Ministro di Giustizia che in torto marcio. È dunque squisitamente kafkiano e delirante che la Procura Generale della Cassazione e il CSM abbiano sanzionato la “vittima” degli atti di “razzismo religioso” -cioè me- anziché censurare il “carnefice”, cioè il Ministro di Giustizia. Come sempre ho sostenuto, un responsabile di questo disservizio c’è e deve pagare i danni: il responsabili non sono però io, ma i tre ministri di Giustizia che si sono succeduti. D’altro canto il CSM mi ha dato pienamente ragione nel provvedimento col quale mi ha sospeso. E credo che molti si chiederanno: ma se il CSM ti ha dato ragione, come mai ti ha sospeso il 1° febbraio del 2006?

Ebbene, aprite bene gli occhi e le orecchie, perché quella che scrivo qui appresso è la motivazione che è stata addotta dal CSM, e cioè: il dr. Tosti è legato al Ministero di Giustizia da un rapporto di lavoro “volontario”, ovverosia ha vinto il concorso in magistratura e, poi, ha accettato l’incarico; dunque, se il dr. Tosti non gradisce che il Ministro di Giustizia durante lo svolgimento delle udienze “faccia carne di porco” delle sue prerogative costituzionali (rispetto del principio supremo di laicità) e dei suoi diritti inviolabili di libertà e di non discriminazione religiosa, egli ha la possibilità di DIMETTERSI dalla magistratura, ma non può pretendere di sottrarsi alla brutalizzazione dei suoi diritti.

Della serie: se un datore di lavoro immette sostanze mortifere o comunque altamente nocive nell’ambiente di lavoro, i suoi dipendenti non possono rifiutarsi di entrare nei capannoni ma, semmai, debbono licenziarsi. Se si rifiutano “passano dalla parte del torto” e, dunque, è giusto “RIMUOVERLI”, come di fatto è avvenuto per me. Io, che sono un imbecille, del tutto digiuno di diritto, avanzo qualche perplessità su questo squisito ragionamento giuridico: ma non oso, ovviamente, contrappormi a “Soloni” che hanno avallato questa acutissima tesi. Vedremo cosa decideranno la Cassazione e la Corte europea.


Dalla sentenza è già passato qualche giorno. Immagino che la sua crociata non si sia conclusa dopo questo provvedimento. Come intende proseguire ciò che ha iniziato?

Proporrò ricorso per cassazione e, sinceramente, spero che la Cassazione lo respinga, dandomi dunque la possibilità di adire la Corte europea. La Colonia Pontifica ha infatti già fatto la sua brava figura di “cioccolata” per il caso dei crocifissi nelle scuole: non vedo l’ora che faccia un’altra figura di “cioccolata” per crocifissi nelle aule dei tribunali.

A quel punto vorrò vedere cosa scriveranno i “Soloni” in merito alla circostanza che io -cioè una “pulce”, un cane sciolto- sia stato l’UNICO -dei 9.400 magistrati italiani- che abbia difeso la Costituzione i diritti inviolabili dei cittadini italiani e sulla circostanza che il Ministro di Giustizia, il Governo italiano e la Procura Generale della Cassazione abbiano avuto torto marcio e che sia stato procurato ai contribuenti italiani un danno erariale rappresentato dal fatto che costoro mi hanno impedito di lavorare per sei anni e, dunque, dovranno restituirmi tutti gli stipendi non corrisposti.

Voglio vedere se questi “Soloni” -così pronti ad indignarsi contro la “pulce” che lotta contro i Poteri forti perché “i cittadini hanno subito un disservizio”- saranno altrettanto pronti a pretendere che i Ministri di Giustizia Castelli Roberto, Mastella Clemente ed Alfano Angelino aprano i loro portafogli e restituiscano all’Erario tutto quello che mi dovrà essere corrisposto a titolo di danno.

Già presumo l’esito: finirà tutto a tarallucci e vino, perché i potenti non pagano: pagano solo i cani sciolti come me, che non hanno padroni e non sono mai stati iscritti all’Associazione Nazionale Magistrati o ad una delle correnti politicizzate della corporazione dei Magistrati.