Ore 12 – 25 aprile: si gioca col fuoco nel paese dello zolfanello

La data del 25 aprile non ha il cartello dei tralicci dell’Enel “chi tocca i fili muore”. In un paese civile e democratico, di tutto si può legittimamente discutere. Nel rispetto reciproco. Per capire meglio. Ma non è così. Perché il tentativo di strumentalizzazione è evidente, a destra come a sinistra. Guardiamo certa destra. Quando

La data del 25 aprile non ha il cartello dei tralicci dell’Enel “chi tocca i fili muore”. In un paese civile e democratico, di tutto si può legittimamente discutere. Nel rispetto reciproco. Per capire meglio.

Ma non è così. Perché il tentativo di strumentalizzazione è evidente, a destra come a sinistra. Guardiamo certa destra. Quando Il Giornale titola sul 25 aprile“Un italiano su due non la considera festa nazionale”, quando il sindaco di Alghero vieta “Bella Ciao”, quando si “spara” ad alzo zero sulle Associazioni partigiane, quando Gustavo Selva (l’ex senatore condannato per aver chiamato un’ambulanza per presentarsi a una trasmissione tv con il traffico bloccato) chiede l’abolizione della ricorrenza, quando il sindaco di Milano Moratti dà forfait alla manifestazione (mai successo!), quando di fatto si vuol cancellare una storia (discutibile), quella italiana della fine del fascismo e della seconda guerra mondiale e della guerra civile, per riscriverne un’altra (ancor più discutibile) cosa si vuol fare?

Di fatto si vuole negare la Costituzione della Repubblica italiana. Questo è il punto. Cancellare la Costituzione per una rivincita della storia che, oltre ad essere impossibile nel contesto europeo e mondiale attuale, è quantomeno grottesco. Oggi, a differenza del ventennio fascista, l’Italia è un paese democratico e libero. Democratico e libero grazie al contributo dei Paesi “alleati” antifascisti e antinazisti e a quello degli italiani (di ogni idea politica e di ogni ceto sociale) che combatterono in armi per la libertà.

I limiti e le distorsioni, nonché le malefatte e anche gli assassinii dei partigiani, non possono intaccare il valore “storico” e politico della Resistenza al fascismo e al nazismo. Il 25 aprile non è l’occasione per rivincite di cui nessuno sente il bisogno. E’ invece una festa (che ognuno vive come gli pare e piace) per ricordare il momento storico in cui la dittatura e la guerra nazifascista è finita e gli italiani hanno riconquistato la libertà.

E’ evidente che allora c’erano vincitori e vinti. Perché guerra fu. Oggi non ci sono più né vincitori né vinti. Ma italiani che in democrazia decidono il loro futuro. Così come è avvenuto con le elezioni del 14 aprile.

Sbaglia la sinistra a scrivere sui volantini per la Liberazione che dopo il voto del 14 aprile “l’Italia corre rischi per la tenuta del sistema democratico”. E’ un giudizio scorretto, oltre che un errore politico, peraltro commesso più volte dalla sinistra. Peggio ancora fa il ministro uscente Paolo Ferrero di Rifondazione comunista che chiama alla mobilitazione del 25 aprile “contro una destra razzista, che ricorda i movimenti filonazisti degli anni venti”. Vergogna!

Che dire? Aree del Pdl e della Lega che chiedono di cancellare dai libri di storia la Resistenza e certa sinistra che paragona il voto del 14 aprile alla marcia su Roma di Mussolini vogliono giocare col fuoco nel paese dello zolfanello. Spetta al governo (nuovo) e alla opposizione (nuova) nonché al Capo dello Stato, difendere la Costituzione. Senza coperture né cedimenti.

Gli italiani vigilino. E il 25 aprile vadano dove vogliono. Anche da Beppe Grillo, che senza guardarsi allo specchio si definisce “erede dei partigiani” (!?). Sono liberi di farlo. Anche grazie a quello storico giorno di 63 anni fa.

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