Agrigento: 4 arresti a Cammarata e Casteltermini nell’operazione antimafia Kamarat

Arresti per mafia a Cammarata e Casteltermini: c’è anche il presunto carceriere di Giuseppe Di Matteo

di remar


Quattro arresti e altri dodici indagati. Sono i numeri dell’operazione antimafia Kamarat condotta dai carabinieri nell’Agrigentino contro le famiglie mafiose di Cammarata e Casteltermini.

Tra le persone finite in manette anche uno dei presunti carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido a 13 anni, in seguito al pentimento del padre Santino. Si tratta di Angelo Longo, figlio del deceduto Luigi, ritenuto dagli inquirenti il boss di Cammarata.

Gli altri tre arrestati, cui viene contestato il reato di associazione mafiosa, sono Mariano Gentile, 48 anni di Cammarata, Giovanni Calogero Scozzaro, 53, e Vincenzo Giovanni Scavetto, 71, entrambi di Casteltermini. A Scavetto sono stati concessi i domiciliari.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha preso le mosse nel 2000, avvalendosi delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Scrive Agrigento web:

Particolarmente importante la figura di Angelo Longo, ritenuto responsabile anche di aver, in concorso con Giovanni Brusca, Leoluca Biagio Bagarella, Enzo Salvatore Brusca, Giuseppe Monticciolo, Vincenzo Chiodo, Antonino Di Caro, Antonio Costanza, Gerlandino Messina, Salvatore Longo, Alfonzo Falzone, Luigi Putrone, Michele Traina, privato della libertà personale il piccolo Giuseppe Di Matteo, di 13 anni, allo scopo di intimidire ed indurre il padre Mario Santo Di Matteo a ritrattare le dichiarazioni rese ai magistrati. Le persone arrestate sono stati rinchiuse presso la Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo.

Il blitz di oggi rappresenta l’esito di approfondite investigazioni svolte dalla Compagnia dei Carabinieri di Cammarata e delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Maurizio Di Gati di Racalmuto e Giuseppe Salvatore Vaccaro di Sant’Angelo Muxaro, finalizzate ad illuminare l’attuale composizione delle famiglie mafiose di Cosa Nostra operanti nel territorio dei Comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini, Castronovo di Sicilia e Casteltermini.

Giuseppe di Matteo venne ucciso dopo 776 giorni di prigionia, vittima di una vendetta trasversale, del tentativo di far tacere il padre Santino, di farlo retrocedere dalla sua decisione di collaborare con i magistrati. In occasione dell’inaugurazione del Giardino della Memoria a San Giuseppe Jato nel 2008 la madre del ragazzo affermò:

«Abbiamo vinto noi, anzi ha vinto Giuseppe perché penso che grazie a lui la mafia sia stata sterminata, se non del tutto almeno del 70%». «È lui che ci deve aiutare tutti. Oggi è difficile essere qui ma non potevo mancare». E ancora: «Diciamo che oggi è un giorno di vittoria perché dopo quello che è successo abbiamo portato avanti il progetto che si doveva fare».

Foto | Flickr

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