Google vs Cina: la strategia diversa di Microsoft, allineata con la censura di Pechino

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi. Da parte sua


Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.

Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.

Immagine/Flickr

Facciamo un esempio: Microsoft, del “filantropo” miliardario Bill Gates, proprietario di Bing, il motore di ricerca concorrente di Google. Evidentemente interessato al business, e solo a quello, Bill Gates ha dichiarato che la censura cinese per lui non rappresenta un problema, in quanto molto soft. Evidentemente a Bill della realtà cinese non importa niente, a parte il “suo business core”.

Vediamo meglio la situazione. Ad una trasmissione dell’Abc, Good Morning America, Bill Gates ha dichiarato che “un’azienda deve decidere: se vuol fare business in un paese, deve rispettare le sue leggi”. Posizione dunque identica a quella delle autorità cinesi, che punta fuori di dubbio e in modo neanche tanto “sottile” ad accaparrarsi una fetta del mercato di Google all’interno del maremagnum dei 384 milioni di utenti cinesi.

Mr.Gates avrà fatto bene i suoi conti? Ad una prima occhiata potrebbe sembrare, c’è un però. Infatti Google, con la sua strategia” conflittuale” nei confronti della Cina, e con il rischio (calcolato?) di essere sbattuta fuori dal più grande mercato mondiale, ha attirato su di se le simpatie di gran parte dell’opinione pubblica mondiale, e soprattutto dei “naviganti” cinesi in cerca di qualche libertà in più.

Si sono mosse molte voci a favore di Google, che, togliendo i filtri, ha coniugato un atto di maggiore libertà ad un sicuro ritorno in numero di contatti e traffico nel web. Ritagliandosi in più un’immagine di azienda che non mette davanti a tutti e a tutto il profitto punto, ma fa del suo potere economico anche uno strumento di contrattazione democratica laddove, in Oriente, neanche gli stati osano.

Può darsi che la contrattazione non vada bene, certo che davanti alla scelta tra Google e Bing, è naturale e doveroso dare importanza anche all’atteggiamento tenuto dai due colossi in questa situazione. Perché, Mr.Gates e le strategie da capitalismo selvaggio e senza scrupoli di un’azienda multimiliardaria come Microsoft, da cui poi magari si devolve lo 0,0001% per combattere la malaria nel mondo, non convincono molto.

Perché viene il fondato sospetto che siano bieche operazioni di immagine fatte sulla pelle di chi, questo tipo di intendere l’economia, ha portato ad impoverirsi e fare la fame. E allora, con tutti i dubbi del caso, meglio i ragazzi di “Google”, che senza fare gesti di chissà quale eroismo usano il loro potere per cercare di allargare anche di poco gli spazi democratici di quello che sarà, se non è già, la prima potenza mondiale oltre che essere il paese più popoloso al mondo.

I Video di Blogo