Don Riccardo Seppia resta in carcere. Il gip: “possibile reiterazione del reato e possibile inquinamento delle prove”

Resta in carcere il parroco Riccardo Seppia, arrestato con l’accusa di abusi su minore e cessione di stupefacenti. Esiste il pericolo di reiterazione del reato


Resta in carcere don Riccardo Seppia, parroco della chiesa Santo Spirito di Sestri Ponente a Genova, arrestato venerdì sera con l’accusa di abusi su minore e cessione di sostanze stupefacenti.

Lo ha deciso ieri il gip Annalisa Giacalone, secondo il quale esiste la possibilità di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

Oltre al 51enne, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, tre persone risultano indagate. Ne parlavamo ieri, si tratta di un commerciante genovese, un ex seminarista di Sestri Ponente e uno spacciatore marocchino.

Dalle 40 pagine di ordinanza emessa dal gip di Milano emergono particolari scabrosi. Ne parla Genova 24:

Don Seppia usava approcciare i giovani tramite cellulare. Ma si sarebbe rivolto in special modo a un particolare target: quattordici, al massimo 15 anni, perché “sedicenni sono già troppo vecchi”. E poi con problemi di famiglia, di disagio. Il prete avrebbe formulato vere e proprie richieste al suo pusher di fiducia, un immigrato residente a Genova, che gli procurava droga e anche ragazzini con i quali se possibile trattenersi in incontri intimi.
Due le zone dove lo spacciatore cercava le vittime: la Fiumara, cioè il grande centro commerciale di Sampierdarena, e il centro storico. Una volta contattato un ragazzino disponibile, il pusher ne dava il numero di telefono al prete. E don Riccardo cominciava le avances. Per incontrarli, prometteva loro cocaina; se non disponibile, bastava una banconota da 50 euro. Sembra che messaggi e telefonate fossero insistenti, quasi assillanti: varie decine al giorno.

E mentre Seppia resta in cella, le indagini vanno avanti: da un lato si stanno analizzando tre computer sequestrati in canonica, dall’altro proseguono gli interrogatori di altre possibili vittime. Si legge su La Stampa:

Un altro minore, subissato di sms e inviti, dovrebbe essere sentito a breve. Sono audizioni difficili, durante le quali gli investigatori (i carabinieri dei Nas, cui sono stati trasmessi gli atti dai colleghi milanesi arrivati al sacerdote durante un inchiesta su spaccio di sostanze dopanti e stupefacenti in palestre e discoteche) si avvalgono dell’ausilio di psicologi. «I ragazzi si vergognano a raccontare, ad ammettere» ha spiegato un inquirente. Sono al vaglio almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite «inequivocabili».

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