“La Francia non farà la fine dell’Italia”. E Sarkozy vieta il velo islamico d’autorità. Un esempio da seguire

Sarkozy decide di decidere, al contrario di un noto aforisma solitamente applicato alla politica nostrana, e vieta il velo integrale senza pensarci due volte. Rispondendo a una domanda precisa rivoltagli ieri in un’intervista alla tv nazionale, il primo ministro di Francia che – lo ricordiamo – è figlio di due genitori stranieri e immigrati, ha

di luca17



Sarkozy decide di decidere, al contrario di un noto aforisma solitamente applicato alla politica nostrana, e vieta il velo integrale senza pensarci due volte. Rispondendo a una domanda precisa rivoltagli ieri in un’intervista alla tv nazionale, il primo ministro di Francia che – lo ricordiamo – è figlio di due genitori stranieri e immigrati, ha detto senza mezzi termini che tutti i clandestini vanno respinti o rispediti a casa, con la sola eccezione (ma senza furbate) dei profughi. E ha aggiunto:

“Non lascerò che il mio paese faccia la fine dell’Italia. Noi siamo gente aperta, pronta all’accoglienza. Ma vogliamo che ci siano diritti e doveri.”

Un chiaro messaggio di appoggio alla commissione parlamentare che chiede di vietare l’uso del velo nei luoghi pubblici; un primo passo verso il divieto totale dei copricapi islamici che una malcelata cultura oscurantista vuole imporre alle donne in segno di dispregio verso la loro stessa essenza. Una cultura che – lo chiariamo – non è quella mussulmana tout court, come afferma per esempio Fouad Allam, il sociologo algerino autore de L’Islam globale.

Allam si spinge oltre, denunciando anche la stessa imposizione di un semplice foulard come l’affermazione della superiorità dell’uomo sulla donna ed escludendo totalmente che l’Islam preveda queste forme estetiche forzate in alcuno dei suoi precetti. Il sociologo, del quale potete trovare un’interessante intervista di Manila Alfano oggi sul Giornale, arriva a dire che se si vuole integrare la cultura islamica con quella occidentale bisogna aiutare le donne cancellando d’autorità ogni minimo segno di sopruso nei loro confronti.

La famiglia tribale è destinata a scomparire. Non resisterà al modello occidentale. La ribellione di queste ragazze è significativa. I casi tragici come quello di HIna, uccisa dal padre perché voleva una vita all’occidentale saranno sempre più rari. I genitori come quelli di Hina sono quelli che la sociologia definisce I perdenti dell’integrazione. Andranno avanti i mussulmani sociologici, quelli capaci di costruire integrazione.

Ovvero le seconde generazioni, quelle che avendo vissuto entrambi i modelli, sono chiamate a integrarli. Parole su cui riflettere, in un paese che ancora giustifica certi usi barbari parlando di “rispetto delle tradizioni”. A sinistra come a destra, vedi la fondazione FareFuturo facente capo a Gianfranco Fini.