Ore 12 – Primarie Pd, cura o malattia? Bersani ko, Berlusconi … maramaldeggia

A infierire sul Pd, ci pensa la cronaca. L’andamento e le conclusioni della direzione nazionale tenuta ieri dopo la “disfatta” pugliese e la debacle “bolognese ” (iceberg di molte altre scosse telluriche per lo più provocate dai “cacicchi” e oligarchi di periferia) non lasciano dubbi sullo stato di un partito sotto shock e di un

A infierire sul Pd, ci pensa la cronaca.

L’andamento e le conclusioni della direzione nazionale tenuta ieri dopo la “disfatta” pugliese e la debacle “bolognese ” (iceberg di molte altre scosse telluriche per lo più provocate dai “cacicchi” e oligarchi di periferia) non lasciano dubbi sullo stato di un partito sotto shock e di un segretario di fatto “isolato” e ancora riconosciuto solo per “carità” e “obblighi” interni.

Nessuno ieri ha difeso Bersani. La direzione senza un documento finale, neppure uno straccio di nota condiviso, cos’è, se non un tacito “rompete le righe”?

Quando Bersani si è trovato costretto a picchiare duro e ricordare per ben due volte: “Conta quello che dico io”, significa che il segretario del Pd è oramai un “re travicello”. La resa dei conti è vicina, basta attendere il risultato delle urne di fine marzo. Cosa resta allora, al Pd?

Gli resta l’illusoria ciambella di salvataggio delle primarie: come se Flavio Del Bono e tutti gli altri sconfitti eccellenti (da Prodi a Veltroni a Franceschini a Bersani ecc.) non fossero il frutto di quello strumento (per lo più “pilotato”, l’eccezione di Vendola conferma la regola …), idealizzato quale nuovo “simbolo” e bacchetta magica per affrontare nodi di fondo mai sciolti, che erano e restano invece di natura politica: quale identità, quale modello organizzativo.

Insomma, le primarie, più che una cura, rischiano di incancrenire la malattia. Un appello al popolo perchè “sostituisca” un gruppo dirigente e un partito che non ci sono.

Ha ragione Marco Follini (Pd) a ricordare che “Se De Gasperi avesse chiesto alla base democristiana cosa fare del Pci gli avrebbero risposto di metterlo fuori legge. E se Togliatti avesse indetto un referendum tra gli iscritti del Pci sul concordato, gli avrebbero detto di votare contro”.

Il Pd è senza una linea e senza una direzione, partito della navigazione a vista, degli intrallazzi e delle degenerazioni. E’ alla ricerca della sintesi fra un indistinto “partito degli elettori” e il partito dei (vecchi) militanti e centralista degli apparati. Dentro questa tenaglia, il Pd rischia di rimanere stritolato.

Non passa qui l’alternativa a Berlusconi che, “incosciente”, maramaldeggia sui guai degli avversari.

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