Il crescendo “rossiniano” di Antonio Di Pietro

Il bipolarismo made in Italy, si sa, si regge su una politica muscolare, tutta affidata ai media e alla tv dei talk show. Il guru indiscusso, anche questo si sa, è stato ed è Silvio Berlusconi. Che ha proprio nell’acerrimo “nemico” Antonio Di Pietro, l’emulo più impegnato, il discepolo più scrupoloso. Sovente, l’ex pm, nella

Il bipolarismo made in Italy, si sa, si regge su una politica muscolare, tutta affidata ai media e alla tv dei talk show.

Il guru indiscusso, anche questo si sa, è stato ed è Silvio Berlusconi. Che ha proprio nell’acerrimo “nemico” Antonio Di Pietro, l’emulo più impegnato, il discepolo più scrupoloso.

Sovente, l’ex pm, nella sua attività dichiaratoria febbrile e “fuori giri”, supera addirittura il Cavaliere. Come lui, anche Tonino lancia sassi e pietroni nello stagno malsano della politica (persino contro il Colle), e come lui, dopo i boatos, in parte poi ritratta le accuse, usando la consueta tecnica dello stop and go.

C’è una rincorsa spasmodica a rilanciare, a fare l’ultima dichiarazione più rumorosa della penultima, in un vortice rossiniano stonato quanto inarrestabile. Così ci si ritaglia spazi nel tiggì e si porta a casa una bella fetta di elettorato (con conseguenti poltrone e relativi milioni di euro da finanziamento pubblico).

Ma questa, come dice Pino Pisicchio, politico di lungo corso che conosce bene Tonino, “è una strada difficile: se non sei Berlusconi e non controlli un impero mediatico a un certo punto troverai che le parole si consumano e gli elettori non riescono più a seguire la tua rincorsa verso il vilipendio. E rischierai di restare solo”.

Stavolta poi, l’ex pm, non potrà avvalersi del … tintinnar delle manette.

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