Elezioni regionali 2010. Ma i consigli servono ancora a qualcosa?

Alla vigilia delle amministrative che porteranno al rinnovo di innumerevoli consigli regionali, provinciali e comunali, è il Corriere della Sera a lanciare un sasso nel pacioso stagno dell’architettura politica italiana. E per farlo chiama in causa una delle sue firme di punta, l’illustre politologo di via Solferino Ernesto Galli della Loggia.Nel fondo di oggi infatti

di luca17



Alla vigilia delle amministrative che porteranno al rinnovo di innumerevoli consigli regionali, provinciali e comunali, è il Corriere della Sera a lanciare un sasso nel pacioso stagno dell’architettura politica italiana. E per farlo chiama in causa una delle sue firme di punta, l’illustre politologo di via Solferino Ernesto Galli della Loggia.

Nel fondo di oggi infatti l’editorialista attacca a testa bassa il sistema elettorale delle amministrative, già a partire dal sarcastico titolo Presidenzialismo all’italiana. Il succo dell’articolo è che il sistema attuale accentra tutto il potere nelle mani del presidente, e il consiglio eletto esisterebbe unicamente per avallarne le scelte, risultando di fatto ridondante e inutile.

Viene altresì attaccata l’idea di eleggere contemporaneamente consiglio e presidente, in base al principio del “listino”, in quanto non potranno che tendere ad esprimere la medesima maggioranza, risultando di fatto la fotocopia l’uno dell’altro.

A questo proposito viene però da obiettare che questo sistema ha perlomeno accresciuto il principio di governabilità, e che almeno questo andrebbe riconosciuto. Pur condividendo l’inutilità di certe istituzioni, come le province, non si vede per quale motivo si debba accogliere il principio americano della votazione differenziata.

Se già ci lamentiamo della lentezza decisionale della politica, cosa accadrebbe se molti consigli si rivoltassero al presidente? Probabilmente la totale paralisi, conoscendo fin troppo bene il grado di litigiosità della politica italiana. Il richiamo finale di Galli della Loggia ai “guardiani della democrazia” per rimediare alla situazione appare quindi del tutto fuori luogo.

Ma questa non è che un’opinione personale. Ci sembrava invece interessante aprire un dibattito tra i lettori su una questione che per una volta non riguarda la propria fede politica, ma il sistema democratico vero e proprio nella sua accezione scientifico-metodologica.