Il velato attacco alla magistratura nella lettera di Napolitano alla famiglia Craxi

«L’onorevole Craxi, dimessosi da segretario del PSI, fu investito da molteplici contestazioni di reato. Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua

di luca17


«L’onorevole Craxi, dimessosi da segretario del PSI, fu investito da molteplici contestazioni di reato. Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona»

Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella missiva inviata alla famiglia Craxi in occasione del decennale della morte del leader socialista. Una lettera destinata a suscitare polemiche, soprattutto nella rilettura degli eventi giudiziari che travolsero Bettino negli anni 90.

C’è molta prudenza nelle parole del Capo di stato, è vero, ma non può ritenersi casuale il richiamo a un evento ormai quasi dimenticato come la condanna della Corte di Strasburgo nei confronti dell’Italia per “processo non equo” a Craxi nel 1992.

Ma è un altro l’aspetto fondamentale delle esternazioni di Napolitano; vale a dire la presa di posizione che potremmo definire “revisionista” sul ruolo generale della magistratura negli anni di Tangentopoli e su come quella storia si sia riverberata sulla situazione politica attuale, configurando un vero e proprio vulnus istituzionale.

E cito:

“In quel vuoto politico (si parla dell’epoca di Mani Pulite, NdR) trovò sempre più spazio, sostegno mediatico e consenso l’azione giudiziaria, con un conseguente brusco spostamento degli equilibri nei rapporti tra politica e giustizia”.

Ipotesi peraltro condivisibile, ma monca di un aspetto fondamentale della vicenda, peraltro trascurato dall’apprezzamento generale di Napolitano. Craxi è stato condannato in quanto al vertice di un sistema illegale di finanziamento, che non solo tendeva a raccogliere fondi illeciti per il suo partito, ma (cosa ancor più grave) favoriva negli appalti le aziende vicine al suo sistema di potere, penalizzando tutti gli altri.

Chi ha avuto la ventura di lavorare nella Milano degli anni 80-90 sa bene cosa significasse essere fuori dal giro. Non si lavorava e basta. E sono innumerevoli le aziende fallite a causa di questi illeciti, con ricaduta conseguente sull’occupazione, per non parlare del fattore morale; ovvero la diffusione della sensazione (nel senso di certezza) che essere onesti nella cosiddetta Milano da bere significava finire sul lastrico. Per vivere bene e guadagnare bisognava essere “socialisti” se ci passate il termine con questa accezione ambigua.

In effetti più che socialisti sarebbe meglio dire “craxiani”.

Questa è l’eredità che ha lasciato Bettino. Che essere furbi in Italia paga. Merita una via per questo?

Trovate il testo integrale della lettera di Napolitano qui.