Omicidio Teresa Buonocore, incidente probatorio: Alberto Amendola accusa Giuseppe Avolio di aver premuto il grilletto

Si è tenuta ieri mattina, davanti al gup Egle Pilla, la prima udienza dell’incidente probatorio per Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, rispettivamente di 26 e 21 anni, accusati dell’omicidio di Teresa Buonocore, la 51enne uccisa il 20 settembre scorso nel porto di Napoli.Amendola e Avolio, ritenuti gli esecutori materiali del delitto, in più occasioni hanno


Si è tenuta ieri mattina, davanti al gup Egle Pilla, la prima udienza dell’incidente probatorio per Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, rispettivamente di 26 e 21 anni, accusati dell’omicidio di Teresa Buonocore, la 51enne uccisa il 20 settembre scorso nel porto di Napoli.

Amendola e Avolio, ritenuti gli esecutori materiali del delitto, in più occasioni hanno indicato come mandanti il 57enne Enrico Perillo, sua moglie Patrizia Nicolino e il fratello Lorenzo Perillo.

Enrico Perillo, va ricordato che comprendere il quadro in cui sarebbe maturato questo delitto, era stato condannato a 15 anni di carcere per aver violentato la figlia di 8 anni della Buonocore. La testimonianza della donna era stata di fondamentale importanza per la sentenza.

Ieri Amendola ha ricostruito i rapporti con Enrico Perillo ed ha confermato ancora una volta le accuse nei confronti dei tre presunti mandanti. Ne parla NapoliToday:

Il giovane, difeso dall’avvocato Gennaro Lepre, ha confermato le accuse nei confronti dei tre presunti mandanti, riferendo, in particolare, che la famiglia Perillo lo trattava “come uno schiavo”; con Enrico Perillo aveva in comune la passione per le armi (entrambi hanno patteggiato una condanna per la fabbricazione di proiettili in casa).
Il geometra, che a suo dire riforniva di munizioni ambienti della criminalità di Torre del Greco, gli avrebbe dato la pistola usata per il delitto nell’ospedale di Torre del Greco, dove lo stesso Perillo, in un periodo in cui era latitante, si nascondeva, approfittando del fatto che la moglie lavorava lì. Dandogli quella pistola, ha affermato Amendola, il geometra gli disse: “Con questa mi devi dare soddisfazione”. Successivamente, dal carcere gli fece avere una lettera in codice il cui testo era: “Fammi i lavori in Calabria entro il 20, la pala non ti manca”.

Se entrambi i presunti esecutori materiali del delitto concordano nell’accusare i tre mandanti, nessuno dei due ammette di aver premuto il grilletto ed accusa l’altro. Ecco cosa dichiarato ieri da Amendola:

Sono stato per anni schiavo della famiglia Perillo, ho partecipato all’agguato, ma non ho premuto il grilletto. È stato Giuseppe Avolio, fu lui a sparare, io portavo il motorino.

E’ facile immaginare che Avorio, nel corso della prossima udienza, rilascerà una simile dichiarazione ed accuserà Amendola di aver sparato. Ne sapremo di più il prossimo 4 maggio, giorno in cui si terrà la seconda udienza dell’incidente probatorio.

Via | Il Mattino

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