Elezioni presidenziali in Cile: ha vinto Sebastián Piñera, presidente milionario

Il Cile per la prima volta dalla sanguinosa dittatura di Pinochet va a destra. Dopo oltre vent’anni infatti si è aggiudicato le elezioni il candidato della Coalicion por el cambio, Sebastián Piñera (qui il suo twitter con le ultime dichiarazioni), multimiliardario proprietario di televisioni, aziende e squadre di calcio.Il ballottaggio, a scrutinio quasi ultimato, vede


Il Cile per la prima volta dalla sanguinosa dittatura di Pinochet va a destra. Dopo oltre vent’anni infatti si è aggiudicato le elezioni il candidato della Coalicion por el cambio, Sebastián Piñera (qui il suo twitter con le ultime dichiarazioni), multimiliardario proprietario di televisioni, aziende e squadre di calcio.

Il ballottaggio, a scrutinio quasi ultimato, vede il candidato delle destre affermarsi con il 51, 61% contro il 48,38% di Eduardo Frei, rappresentante di centro sinistra. Rispetto al primo turno dunque c’è stato un netto recupero del candidato progressista, che non è bastato però ad evitare quella che per il Cile rappresenta un risultato storico. Ma andiamo per gradi.

Il paese cileno ha vissuto dall’11 settembre del 1973 al 1998 una delle peggiori dittature del XX secolo, sotto la scure di Augusto Pinochet, il generale sostenuto dalla CIA che uccise il presidente socialista legittimamente eletto Salvador Allende e diede inizio ad una stagione di massacri e torture degli avversari del regime.

Quel giorno, l’11 settembre 1973, rimane la linea che divide in due il Cile: nonostante siano acclarati i crimini della destra cilena, la stessa destra non ha mai voluto staccarsi da Pinochet, sostenendo la sua importanza nella battaglia contro il comunismo. Dall’altra parte i familiari dei desaparecidos, e la sinistra democratica che non vuole dimenticare.

Basta ricordare cosa successe nel dicembre del 2006, alla morte dell’ex dittatore: scontri nelle strade tra chi lo commemorava e chi festeggiava la sua morte. Una vera e propria guerriglia che dimostrava la spaccatura netta e non rimarginabile, a più di trent’anni dall’assassinio di Allende.

La destra ha precise responsabilità: la politica della “riconciliazione nazionale” è stata negare i delitti commessi dal regime, conferendo addirittura a Pinochet la carica di senatore a vita.

Nel 1989 il Cile riparte, con nuove elezioni e da lì, per vent’anni, una sinistra moderata (un Pd cileno, per intenderci) traghetta il paese verso una normalità locale e internazionale, non riuscendo tuttavia a pacificare la memoria interna. Troppe zone d’ombra non ancora svelate.

Nel 2006 viene eletta Michelle Bachelet, la prima volta che una donna viene eletta presidente. La straordinaria popolarità della presidente socialista (addirittura il 74% nel 2009), dovuta soprattutto alla capacità di affrontare la crisi economica mondiale, non basta a impedirle momenti di grande difficoltà, come la riforma della scuola dove trova la dura opposizione degli studenti, o alcuni crisi di governo risolte con dei veloci “rimpasti” e cambi ai ministeri.

La Bachelet, altro passo importante nella storia, rifiuta i funerali di stato alla morte di Pinochet. Nonostante l’apprezzato lavoro della presidente il centro sinistra cileno arriva alle elezioni appesantito da un’immagine burocratica e con due candidati: Eduardo Frei e Marco Enríquez-Ominami. Di questo ne approfitta decisamente il multimiliardario Sebastián Piñera, che per ricchezza e proprietà televisive e calcistiche non può non ricordarci il presidente del consiglio del Belpaese.

Piñera, con un patrimonio stimato in oltre 1000 milioni di dollari, è tutt’altro che un volto nuovo della politica: già nel 1990 senatore,sconfitto nel 2005 dalla Bachelet, il candidato conservatore ha costruito la campagna elettorale sull’ossessione per la parola “cambiamento” (niente di nuovo, per carità) e su un’immagine di uomo forte e di successo.

La vittoria è arrivata, anche se le percentuali dicono che sarà obbligatoria una convergenza con il centro sinistra, altrimenti mancheranno i numeri per governare. Si prepara per il paese andino una stagione di incertezza, con il conflitto d’interessi del nuovo presidente davanti agli occhi di tutti e tensioni sociali e storiche non ancora sopite.

Piñera promette sviluppo, nuovi posti di lavoro e un nuovo periodo di pace sociale. Vediamo che saprà fare, anche difficile già possa muovere il primo passo: una memoria storica che rende giustizia alle migliaia di desaparecidos. Difficile, visto che nelle ultime settimane Piñera ha addirittura ipotizzato la possibilità di utilizzare nel suo governo ministri che abbiamo lavorato con Pinochet durante la dittatura militare.