Omicidio Carmela Rea: trovato sangue nell’auto del marito. Sospettati anche due amici della coppia

Sarebbero tre le persone sospettate, ma non indagate, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Carmela Rea, di cui ci siamo occupati spesso nel corso degli ultimi giorni. Si tratta del marito Salvatore Parolisi, 30 anni, caporal maggiore dell’Esercito e istruttore delle donne soldato alla caserma di Ascoli, e di due suoi amici: un operaio e una


Sarebbero tre le persone sospettate, ma non indagate, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Carmela Rea, di cui ci siamo occupati spesso nel corso degli ultimi giorni.

Si tratta del marito Salvatore Parolisi, 30 anni, caporal maggiore dell’Esercito e istruttore delle donne soldato alla caserma di Ascoli, e di due suoi amici: un operaio e una guardia carceraria, entrambi vicini di casa della coppia.

I tre non risultano indagati, ma le loro versioni dei fatti sono in parte lacunose e i loro spostamenti non del tutto chiari.

Partiamo dal marito, Salvatore Parolisi, che da sabato si è trasferito a Somma Vesuviana, paese di origine di Carmela, insieme alla loro bambina di 18 mesi.

L’uomo, ne parla il Resto Del Carlino, avrebbe corretto più volte la sua versione dei fatti ad avrebbe riferito tardivamente alcuni aspetti rilevanti sul rapporto con sua moglie.

In queste ultime ore, poi, sono state trovate due macchie di sangue nell’auto di Salvatore. Piccole tracce rinvenute sul sedile davanti del passeggero che già oggi saranno oggetto di analisi da parte dei Ris di Roma.

Dubbia anche su una frase detta dall’uomo agli inquirenti. Parolisi ha raccontato che una decina di giorni prima della scomparsa di Carmela, lui e sua moglie erano stati nel bosco a Ripe di Civitella e, appartati in macchina con la figlia di 18 mesi, avevano avuto un rapporto sessuale. Il sospetto, lo rivela il Corriere Della Sera, è che questa dichirazione possa essere “un tentativo di mettere le mani avanti nel caso emergessero nel luogo tracce biologiche riconducibili all’uomo“.

Quanto ai due amici dell’uomo, nonché vicini di casa della coppia, ecco cosa scrive AbruzzoWeb:

un amico di Parolisi che lavora come agente di custodia in carcere, che ha aiutato il caporalmaggiore dell’esercito a cercare la moglie il 18 aprile, nel primo pomeriggio, quando la donna è misteriosamente scomparsa. Nell’occasione i carabinieri avrebbero notato nell’uomo comportamenti che hanno destato qualche dubbio.
È in direzione della frazione di Colle, dove l’agente vive, appena sotto il pianoro di Colle San Marco, che i cani molecolari ieri hanno intercettato qualche traccia di Melania tanto che sono stati effettuati prelievi che verranno analizzati dai Ris di Roma. La terza persona è un amico di famiglia, residente a Folignano, che recentemente avrebbe manifestato qualche attenzione di troppo nei confronti di Melania.

E mentre le indagini proseguono in tutte le direzioni, si apprende qualche dato in più sull’omicidio dalla relazione consegnata ieri alla Procura di Ascoli dal medico legale Adriano Tagliabracci, che si è occupato dell’autopsia:

È stata una lunga agonia quella di Melania Rea. Non è morta subito dopo l’aggressione. Il suo corpo agonizzante si è contratto in uno spasmo estremo mentre l’assassino, dopo averle inferto trentacinque coltellate e infilato una siringa sotto il seno sinistro, si allontanava indisturbato. Sotto le unghie di Melania il perito ha scoperto terriccio e aghi di pino che saranno ora esaminati nei laboratori dei carabinieri del Ris di Roma.
È un dato che rivela che la donna probabilmente è morta per dissanguamento e non immediatamente dopo l’aggressione. E soprattutto che le sue mani hanno artigliato il terreno in un’ultima, dolorosa contrazione. La presenza di aghi e di terriccio scuro quindi confermerebbero definitivamente che Melania Rea è stata uccisa accanto al chiosco della pineta di Ripe di Civitella, lo stesso posto dove una decina di giorni prima si era appartata con il marito, Salvatore Parolisi. Secondo gli investigatori il suo assassino ha avuto anche la possibilità di lavare il sangue di cui certamente si era macchiato. A pochi metri dal chiosco c’è infatti una fontana che è ora sotto l’esame degli specialisti delle investigazioni scientifiche.

Insomma, al momento i punti oscuri sono ancora molti, ma gli inquirenti continuano senza sosta a fare il loro lavoro. Ne sapremo di più nel corso delle prossime ore.

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