Elezioni Regionali 2010: Berlusconi vuole rompere con l’Udc per battere la Lega o per salvaguardare Bersani?

All’incontro di ieri tra Berlusconi e Fini il tema delle regionali e in particolare della politica dei due forni dell’Udc è stato uno degli argomenti principali. Berlusconi ha fatto chiaramente intendere che non apprezza che Casini voglia sostenere (tra l’altro con accordi anomali) il centrodestra nelle regioni in cui il Pdl è favorito (in Lombardia


All’incontro di ieri tra Berlusconi e Fini il tema delle regionali e in particolare della politica dei due forni dell’Udc è stato uno degli argomenti principali. Berlusconi ha fatto chiaramente intendere che non apprezza che Casini voglia sostenere (tra l’altro con accordi anomali) il centrodestra nelle regioni in cui il Pdl è favorito (in Lombardia e Campania) o dove con il Pd c’è confusione (Puglia) o dove ci sono candidati finiani (Lazio) mentre si aggrega al centrosinistra nelle regioni più contese. (pare vicinissimo all’accordo con il Pd in Liguria, Marche, Piemonte, Basilicata e forse Calabria e Veneto)

Fini però sembra aver stemperato queste volontà di rottura del premier cercando di salvaguardare i suoi candidati principali: la Polverini nel Lazio (che già conta dell’appoggio dell’Udc) e Scopelliti in Calabria (che invece rischia di vedere l’Udc alleato con il Pd). Ma non è detto che all’ufficio di presidenza del 20 gennaio la volontà di Berlusconi di rompere quasi totalmente con i centristi non diventi la decisione definitiva del Pdl.

Le motivazioni di una scelta del genere possono essere numerose. Molti commentatori politici indicano nella lotta Pdl-Lega al nord la ragione principale. A Berlusconi servirebbe spingere l’Udc nel centrosinistra cercando di attrarre gli elettori centristi che non apprezzano un Udc organico al centrosinistra. Con quei voti potrebbe arginare l’incredibile crescita leghista al Centro-Nord.

Per alcuni invece è una tattica per cercare di rompere il filo che collega Fini a Casini, mettendo in difficoltà i candidati finiani e costringendo il Presidente della Camera a esporsi. Ma non avrebbe senso dare il via libera, in regioni importanti, a fedelissimi di Fini per poi metterli in difficoltà a meno che poi passasse il messaggio “sono stati sconfitti i candidati di Fini, non io (=il premier)”

Un’altra ipotesi prevede che un’eventuale vittoria piuttosto netta, grazie anche ai voti dell’Udc, metterebbe in difficoltà Bersani (che tra l’altro è già in piena crisi per molte questioni sulle regionali non chiuse) che sembra l’unico disposto veramente a mettersi a un tavolo a discutere di riforme con Berlusconi. Un Pd sconfitto (ricordiamo che parte da un 11-2 alle regionali) rischierebbe veramente di veder finita la propria esperienza, a maggior ragione dopo le continue fuoriuscite dal partito dei cattolici, lasciando ancora più spazio al populismo di Di Pietro. E questo scenario, pur consolidando la leadership del premier, non sarebbe molto positivo complessivamente per Berlusconi.

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