Ore 12 – Scintille fra Pdl e Udc. Chi “rischia” è Casini

Il Pdl “minaccia” di non volere l’Udc come alleato in quelle regioni dove il partito di Casini si era mostrato disponibile alla coalizione di centro destra. E Casini ribatte che: “Se giovedì prossimo l’ufficio di presidenza del Pdl ci impedirà di appoggiare i suoi candidati, se rifiuterà il nostro sostegno, vorrà dire che non glielo

Il Pdl “minaccia” di non volere l’Udc come alleato in quelle regioni dove il partito di Casini si era mostrato disponibile alla coalizione di centro destra.

E Casini ribatte che: “Se giovedì prossimo l’ufficio di presidenza del Pdl ci impedirà di appoggiare i suoi candidati, se rifiuterà il nostro sostegno, vorrà dire che non glielo daremo”.

La matassa è intricata. Per il Pdl, che senza i centristi rischia di mancare l’en plein. Per l’Udc, che privato di uno dei “due forni”, rischia di essere costretto ad accettare il “pane” del Pd, a prezzo alto e, magari, ammuffito.

Ma a rischio è l’intera impalcatura strategica su cui Casini imposta le Regionali come tappa di una svolta degli assetti politici nazionali: cioè quella di non allearsi con nessun partito in queste elezioni, di fare patti con i presidenti e non con le coalizioni.

C’è chi in questo vede la reiterata volontà trasformista e di potere dell’Udc e chi invece ritiene un passo necessario per smantellare questo bislacco e fallimentare bipolarismo.

Forse galvanizzato dalla corte spasmodica di cui è stato ed è oggetto nelle ultime settimane, Casini ha teso e tende a rilanciare l’Udc in quanto tale, quasi dimenticandosi delle promesse per la costruzione del nuovo grande partito di Centro: non una Udc riverniciata, ma un soggetto politico tutto nuovo, con l’apporto di altri segmenti della Costituente di centro (come la Rosa Bianca di Pezzotta, i Liberal di Adornato, i Popolari di De Mita, l’Unione popolare cristiana di Antonio Satta ecc.) e di forze nascenti come quella dell’IpI di Rutelli e Tabacci.

Affievolire il messaggio sul nuovo partito di Centro, indebolisce di molto l’Ud, partito con più “incrostazioni” e che ha esaurito la propria funzione.

Qualcosa che non quadra deve pur esserci se, dopo tante aspettative potenzialmente positive, gli ultimi sondaggi danno l’Udc non più elettoralmente in rilancio, ma addirittura in discesa, ben sotto il 7 per cento.

Per Casini è un segnale d’allarme. Furbizie e ambiguità non reggono a lungo.