Presunta truffa EGP Italia: Gianfranco Lande e altri 3 rimangono in carcere

Niente scarcerazione per Gianfranco Lande, Raffaella e Andrea Raspi e Gian Piero Castellacci De Villanova, considerati dagli inquirenti i responsabili di una mega truffa finanziaria da 170 milioni di euro ai danni di vip, aristocratici e professionisti. Il Tribunale del Riesame capitolino non ha accolto la richiesta dei difensori degli indagati ritenendo ancora sussistenti i

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Niente scarcerazione per Gianfranco Lande, Raffaella e Andrea Raspi e Gian Piero Castellacci De Villanova, considerati dagli inquirenti i responsabili di una mega truffa finanziaria da 170 milioni di euro ai danni di vip, aristocratici e professionisti.

Il Tribunale del Riesame capitolino non ha accolto la richiesta dei difensori degli indagati ritenendo ancora sussistenti i vizi di colpevolezza nei loro confronti. L’istanza di scarcerazione per il quinto indagato, Roberto Torreggiani, era stata rigettata nei giorni scorsi. Delle sue dichiarazioni davanti al pm luca Tescaroli si legge sul Messaggero:

«Faceva tutto Lande. Stabiliva gli interessi, dove investire e i rendimenti». Parla per sei ore Roberto Torreggiani, uno dei procacciatori di clienti del Madoff dei Parioli. Davanti al pm Luca Tescaroli, con l’avvocato Riccardo Olivo, cerca di ricostruire i passaggi della sua storia professionale, finita a Regina Coeli. Da quando con Lande era al San Paolo Imi e muovevano i primi passi.

E ancora…

Poi la Elb, la Società di intermediazione svizzera, quindi il passaggio alla Eim: «Io ci credevo, ho investito i miei soldi e quelli dei miei parenti». E anche sul conto Carispaq, quello che secondo Lande «era sotto il controllo di Torreggiani», davanti al pm l’indagato smentisce: «Io avevo l’operatività su un solo conto, nel senso che i clienti mi davano gli assegni e io li versavo. Ma Lande lo controllava in tempo reale».

Castellacci invece ha raccontato che qualcuno a Lande aveva dato anche 30 milioni. “All’inizio ci andavano tutti, tutti lo volevano conoscere …”

«La mia ricchezza era proprio la mia clientela. Io conoscendo tanta gente su Roma, frequentando i circoli». Tescaroli gli domanda: «Non sapeva che si vendevano cose strane?». E Castellacci risponde: «Soltanto nel 2010 abbiamo capito». E racconta: «Mi occupavo delle pubbliche relazioni, mi occupavo di eventi sono socio al club dell’Acqua Santa da quarant’anni perciò abbiamo fatto al castello della principessa Borghese una festa anche per spiegare i prodotti e una sponsorizzazione di un torneo di golf pagata con delle coppe pagate dalla Eim». (…)

«Mi sono informato e vedevo che tutto andava bene perché i clienti che volevano disinvestivano. Siete i nostri benefattori, dicevano i clienti. Adesso quelli che hanno preso la fregatura non lo dicono più, ma conosco tanti che sono stati contenti» Poi affronta il capitolo dello scudo, un’altra truffa per il pm, perché i soldi non c’erano già più: «Se dentro i prodotti della Eim non c’era niente vuol dire che Lande… se ha fatto lo scudo per metà dei clienti come dice lui, ha fatto lo scudo buttando i soldi dalla finestra, perché se dentro la Eim non c’era niente ha pagato un 5%. Certi ce l’hanno chiesto: com’è che non arriva mai l’F24?».

Ma c’erano anche i clienti di Lande: «Qualcuno gli ha dato anche 30 milioni. Uno stava a Forlì. Un altro era Romagnoli che ha sposato quella del caffè Palombini». E aggiunge: «Dicevano: ha un carisma questo tipo. All’inizio ci andavano tutti, tutti lo volevano conoscere. Tutte persone dell’Acqua Santa, del golf, tutta la famiglia De Cecco. E poi noi, io 700 mila, mio fratello quasi un milione e mia cognata ottocento». Una storia finita male: «Lo odio talmente tanto. Si è montato la testa. Prendeva l’aereo privato per andare a Bordeaux all’Egp. Poi era il tipo che, se partiva per Londra, si faceva accompagnare dalla macchina sotto la scaletta. Cose folli per uno che, ai tempi del San Paolo di Torino quando io avevo già la Porsche, aveva la 127 scassata».

Foto | Il Messaggero

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