Rivolta degli immigrati a Rosarno: le vere cause di un evento prevedibile

Gli scontri avvenuti ieri nella cittadina calabrese di Rosarno tra immigrati e italiani hanno portato molti a interrogarsi sulle cause di una tale improvvisa esplosione di violenza. Il ministro degli Interni Roberto Maroni ha voluto dare a vedere di avere le idee molto chiare, dichiarando: A Rosarno c’è una situazione difficile come in altre realtà,

Gli scontri avvenuti ieri nella cittadina calabrese di Rosarno tra immigrati e italiani hanno portato molti a interrogarsi sulle cause di una tale improvvisa esplosione di violenza. Il ministro degli Interni Roberto Maroni ha voluto dare a vedere di avere le idee molto chiare, dichiarando:

A Rosarno c’è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un’immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazione di forte degrado

Un modo di liquidare la questione deciso, che però rischia di lasciare insoddisfatti quanti siano alla ricerca di soluzioni, e non di capri espiatori. E’ ovvio infatti che la presenza di immigrati è una condizione necessaria affinchè ci siano rivolte degli stessi, proprio come la presenza di maschi è un presupposto assolutamente necessario al fenomeno dello stupro. In entrambi i casi, però, siamo ben lungi dall’aver trovato le vere cause.

Gli immigrati nelle regioni italiane: alcuni dati
Gli immigrati nelle regioni italiane: alcuni datiGli immigrati nelle regioni italiane: alcuni datiGli immigrati nelle regioni italiane: alcuni dati

Non si spiegherebbe altrimenti perchè questo tipo di sommosse avvenga non in quelle regioni che sfiorano il 10% di stranieri come la Lombardia e l’Emilia Romagna, ma proprio in quella Calabria che con i suoi soli 51.000 non italiani raggiunge a malapena il 3.

Gli immigrati nelle regioni italiane: alcuni dati

Un’occhiata alle mappe riportate in gallery chiarisce bene tutta la portata del paradosso; un dato controintuitivo, parzialmente chiarificato però dalla terza cartina, che riporta in varie tonalità di viola il potenziale di integrazione socio-occupazionale degli immigrati di tutte le regioni italiane.

Un indicatore che tiene conto di accesso alla casa, grado di dispersione scolastica, ricongiungimenti familiari, livello di devianza sociale in una determinata area e tasso di imprenditorialità, e che raggiunge il suo massimo proprio in quelle regioni del nord dove ci sono più stranieri.

Sembra quindi che proprio laddove ci sono più immigrati (e quindi presumibilmente anche più clandestini) i meccanismi dell’integrazione funzionino meglio e ci siano in generale meno problemi. Risultati che mettono a dura prova la semplicistica analisi maroniana.

Le vere ragioni di rivolte come quella di Rosarno devono quindi essere ricercate nella particolare situazione calabrese e del Sud Italia più in generale; e a pensarci bene, non sono poi così difficili da trovare: basta ad esempio andare a vedere una delle rassegne stampa estera di polisblog di qualche mese fa, in cui notavamo come il rapporto dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni sulla situazione italiana fosse sfuggito quasi totalmente all’attenzione dei media nostrani – ma non di quelli stranieri.

Scriveva ad esempio il francese L’Express:

Migliaia di migranti attirati in Italia con false promesse di impiego sono ridotti a vivere in condizioni prossime alla schiavitù, secondo uno studio dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM) (..) (che) descrive le dure condizioni di vita dei residenti di un centro di raccoglimento vicino a San Nicola Varco, a 100km a sud di Napoli. In questo campo, circa 1200 persone occupano degli edifici abbandonati, senza acqua corrente né elettricità, in mezzo all’immondizia. Questi immigrati, in maggioranza giovani marocchini, sono pagati dai 15 ai 25 euro per lavorare 12 ore al giorno nelle serre e nei terreni agricoli della regione, senza contratto di lavoro. I loro datori di lavoro affidano loro i compiti più gravosi, sotto il calore estremo dell’estate. (..) Il campo di San Nicola Varco, ha precisato (Flavio Di Giacomo, portavoce dell’OIM in Italia, ndt) non è l’unico nel suo genere nel Mezzogiorno, e perfino il più prospero nord della penisola ne conta più di uno : « Questa situazione coinvolge migliaia e migliaia di immigrati », ha affermato

Analogamente, si potrebbe dare un’occhiata al video che introduce questo post, realizzato da un blog, risalente a più di un anno fa e intitolato significativamente “Viaggio a Rosarno (RC) nell’inferno degli immigrati“. Che qualcosa bollesse in pentola si sapeva, ma a quanto pare media, magistratura e politici non hanno ritenuto che fosse degno di nota: ed eccoci quindi alle rivolte di ieri.

Il fatto è che – come ha scritto la Fondazione Fare Futuro vicina a Gianfranco Fini – in alcuni parti di Italia esiste ancora la schiavitù: e il nostro, fin dai tempi di Spartacus, è anche il paese delle violente rivolte degli schiavi.