I sistemi elettorali in Europa: la Spagna

Torniamo ad occuparci dei sistemi elettorali europei, dopo aver parlato dei nostri cugini francesi e delle loro regole, parlando di un altro paese che spesso torna nei discorsi politici italiani, la Spagna. L’endorsement di Zapatero a Veltroni (avrà portato male?), i nostri giovani che sempre più spesso riconoscono nella Spagna la meta perfetta per scappare

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Torniamo ad occuparci dei sistemi elettorali europei, dopo aver parlato dei nostri cugini francesi e delle loro regole, parlando di un altro paese che spesso torna nei discorsi politici italiani, la Spagna. L’endorsement di Zapatero a Veltroni (avrà portato male?), i nostri giovani che sempre più spesso riconoscono nella Spagna la meta perfetta per scappare dalle difficoltà italiane, la sobrietà della politica spagnola, con parlamentari che guadagnano 4000 euro al mese, i meno pagati d’Europa.

La Spagna è un paese molto simile all’Italia, per tradizione, per la stessa sorte di dover subire in qualche modo l’ingerenza vaticana, per la presenza, in Spagna purtroppo ancora molto attiva, di un terrorismo interno, per aver vissuto una dittatura come quella franchista, e anche per l’organizzazione istituzionale del Parlamento, Cortes Generales, che vede in Spagna la presenza di un Congreso (la nostra Camera), e di un Senado; il primo ha funzioni più legislative, il secondo è di rappresentanza del territorio. Vediamo come funzionano e come vengono eletti i deputati.

Il Congreso è formato da 350 eletti, il Senado attualmente da 255, ma il numero in questo caso varia in base all’andamento demografico. In entrambe le istituzioni il mandato è quadriennale. Si elegge a suffragio universale, ma con un metodo in Italia poco noto e chiacchierato, usato in ben 11 paesi su 27 dell’Ue, il proporzionale con metodo d’Hondt e a scrutinio di lista bloccata sulla base di 50 circoscrizioni provinciali più le due marocchine; esiste una soglia di sbarramento del 3%. Ciascuna provincia ha un numero fisso di seggi pari a 2, tranne alcune minori che ne hanno solo uno; gli altri seggi sono attribuiti in ragione della popolazione.

Nel Senado in parte i senatori sono espressione delle circoscrizioni (188 seggi sono attribuiti alle 47 province continentali, 16 seggi alle 3 province insulari e 4 per le due enclaves marocchine), altri 47 sono eletti dalle circoscrizioni elettorali supplementari corrispondenti alle 17 comunità autonome presenti (una sorta di regioni a statuto speciale diremmo qui) con l’aggiunta di un seggio ulteriore per ogni milione di abitanti residenti nei rispettivi territori. Abbiamo però citato il metodo d’Hondt, spiegamo meglio come funziona.

In sostanza abbiamo visto come sia importante per gli spagnoli legare il numero di rappresentanti eletti al numero di persone da rappresentare, e questo “quoziente” si ottiene dividendo il numero totale della popolazione delle province per il numero dei seggi disponibili (esclusi quelli assegnati ex lege). Qui scatta il metodo, rigorosamente matematico, che prevede che il totale dei voti venga diviso per il numero dei seggi da assegnare nel collegio, e i seggi verranno poi successivamente attribuiti alle liste che otterranno maggiori quozienti, in ordine decrescente fino all’esaurimento dei seggi disponibili.

Parliamo di un sistema che a prima vista sembra complicatissimo, ma possiamo da subito apprezzarne i vantaggi: non ci saranno nelle istituzioni spagnole mai più eletti di quelli effettivamente necessari, e ci sarà cosi una rappresentazione più fedele del territorio, una bella risposta all’antipolitica che fa i conti con la calcolatrice per dimezzare il numero dei nostri parlamentari.