La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

Quando si crea disperazione in nome di un buonismo di comodo prima o poi arriva il redde rationem. Così potremmo sintetizzare gli scontri di piazza di Rosarno, dove l’intera popolazione extracomunitaria ha gridato la propria rabbia contro condizioni di vita inaccettabili e un paese intero è stato preso in ostaggio, al punto che gli episodi

di luca17



Quando si crea disperazione in nome di un buonismo di comodo prima o poi arriva il redde rationem. Così potremmo sintetizzare gli scontri di piazza di Rosarno, dove l’intera popolazione extracomunitaria ha gridato la propria rabbia contro condizioni di vita inaccettabili e un paese intero è stato preso in ostaggio, al punto che gli episodi di violenza si sono moltiplicati, fortunatamente senza farci scappare il morto (per ora).

Il tutto era nato dal ferimento di un immigrato ad opera di ignoti tramite un fucile ad aria compressa, ma è chiaro che il disagio diffuso tra i clandestini non vedeva l’ora di sfociare in maniera selvaggia e non serviva altro che un pretesto. Il risultato è che la gente ora si sente prigioniera in casa e la situazione è completamente fuori controllo.

In attesa che le forze dell’ordine riportino le cose alla normalità dobbiamo davvero chiederci quale sia l’origine di tutto questo, una domanda la cui risposta non soffia nel vento, per citare Dylan, ma è chiara e concreta come un macigno che pesa sulle nostre coscienze. Anni di politica buonista dei governi di destra e sinistra hanno consentito l’ingresso discriminato di gente che non poteva trovare alloggio nè lavoro e ha accresciuto il proprio scontento all’ombra della schiavitù e della povertà più assoluta.

Il tutto con grande soddisfazione da parte delle organizzazioni malavitose che sulla disperazione hanno prosperato, facendosi forti delle supposte verità di chi sosteneva che “bisogna accogliere tutti”, “che gli extracomunitari fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare” e nel caso specifico “che l’agricoltura in crisi può sopravvivere solo pagando i braccianti con salari da fame “.

E così abbiamo creato una gigantesca comunità di sfruttati che giustamente sfoga la propria rabbia contro chi li ha illusi sostenendo che andavano aiutati, mentre li costringeva a vivere in venti in una catapecchia, a lavorare per 2-3 euro all’ora (quando lavorano) facendo la fame.

Questa l’amara lezione che abbiamo imparato (forse); ovvero che a volte è più onesto respingere un immigrato spegnendo i suoi sogni d’eldorado, che accoglierlo favorendo un’illusione che ben presto si trasformerà in un inferno. È cattivismo questo? E allora ben vengano i cattivi.

Foto| Ansa (da Corriere.it)