Veritometro: Bonanni e i pensionati traditi dai governi della Seconda Repubblica

“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati” Raffaele Bonanni Scopri perchè dopo il saltoGiudicare le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Raffaele Bonanni in termini di verità è complicato: come si definisce concretamente un “tradimento”? Se lo intendiamo come una discriminazione economica della categoria dei pensionati rispetto alle

“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”

Raffaele Bonanni

Scopri perchè dopo il salto

Giudicare le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Raffaele Bonanni in termini di verità è complicato: come si definisce concretamente un “tradimento”? Se lo intendiamo come una discriminazione economica della categoria dei pensionati rispetto alle altre, tuttavia, le parole di Bonanni sono irrimediabilmente false.

Non ci credete? Ho le prove: cominciate innanzitutto col dare un’occhiata all’immagine ingrandibile qua sotto, tratta dalla presentazione di Tito Boeri e di Pietro Garibaldi (autori dell’ottimo “Un nuovo contratto per tutti“, recensito su queste pagine) all’audizione tenutasi al Senato il 16 dicembre.

Il rischio di povertà in Italia

Il grafico illustra il rischio di povertà in Italia per varie categorie: per alcune (i disoccupati e i precari, questi ultimi prevalentemente giovani) la probabilità di ritrovarsi in uno stato di disagio economico è molto più alta della media; per altre (chi ha figli minori, le donne e i lavori autonomi) essa è di poco superiore alla media.

Ci sono solo due categorie per le quali il rischio è inferiore a quello della popolazione nel suo complesso: i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato e gli over 65 (questi ultimi quasi tutti pensionati).

Questi dati ci aiutano a capire perchè, come ho illustrato su queste pagine più di un anno fa:

Secondo l’Osservatorio Terza Età infatti “i nonni aiutano il bilancio familiare (di figli e nipoti) con circa 7,5 miliardi di euro l’anno, grosso modo 54 euro al mese a testa (quasi il 9% della pensione)”. Da parte sua, il Censis rileva che ben il 42% delle famiglie si avvale dell’aiuto dei nonni. Secondo gli economisti del Cerm infine questo aiuto economico è “improprio” perché “dovrebbero essere i giovani con il loro lavoro e il pagamento dei loro contributi a mantenere il nonno e non il contrario”. Invece, stando a dati di Federanziani, ben il 28% delle giovani coppie è costretto a farsi aiutare dai genitori in pensione

E se, a fronte della crisi economica, sono i nonni ad aiutare i figli e i nipoti, sembra più plausibile sostenere che siano stati questi ultimi (e non i pensionati!) ad essere stati “traditi” dai governi degli ultimi 15 anni.

Il fatto è che mentre solo un disoccupato su 5 riceve qualcosa dallo Stato, qualunque cittadino italiano che abbia oltrepassato i 65 anni di età “può fare domanda di assegno sociale quando non percepisce alcun reddito o ne percepisce uno inferiore all’importo corrente dell’assegno sociale“.

Si tratta di quel reddito minimo che in moltissimi paesi europei esiste come sostegno di ultima istanza per i poveri di qualsiasi età. Dalle nostre parti, invece, per essere ritenuti “meritevoli” bisogna essere anche anziani.

Tutte queste cose Raffaele Bonanni non può non saperle – o almeno così voglio credere. Il problema è un altro: su circa 4 milioni e mezzo di iscritti alla CISL, poco meno di metà sono pensionati. “Giovani e disoccupati” solo 49.000. Che si siano sentiti “traditi” dal sindacato?