Via Bettino Craxi a Milano sostituisce via dell’Innovazione? La triste storia di un paese prigioniero del proprio passato

Della discussa proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti di intitolare una via della città a Bettino Craxi è stato detto molto. C’è però un dettaglio particolarmente significativo che rischia di essere sfuggito a molti – almeno tra i non milanesi. Ha a che fare con la scelta della via che avrà l’”onore” di perdere


Della discussa proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti di intitolare una via della città a Bettino Craxi è stato detto molto. C’è però un dettaglio particolarmente significativo che rischia di essere sfuggito a molti – almeno tra i non milanesi.

Ha a che fare con la scelta della via che avrà l'”onore” di perdere il proprio nome per assumere quello dello storico leader socialista. Come ha riportato l’edizione locale de La Repubblica, infatti:

tra le ipotesi allo studio della toponomastica c’è anche la proposta di un esponente del Pd, Roberto Caputo, ex socialista oggi consigliere provinciale, che ha suggerito di cambiare nome a viale Dell’Innovazione alla Bicocca, ex quartiere industriale oggi zona universitaria. «È una sollecitazione interessante — dice la Moratti — perché ricollega la figura di Craxi a quelle che sono le radici del socialismo più vicino alla classe operaia (..)”

C’è invece un che di perversamente beffardo nella proposta del signor Caputo, che ha tutto il sapore di una tragica vendetta del passato meno glorioso della Repubblica Italiana sulle sue speranze di avere ancora un futuro degno di questo nome. Per apprezzare fino in fondo il retrogusto allegorico della proposta bisogna però conoscere la storia del quartiere Bicocca.

L’area ha costituito, dai primi del novecento, il simbolo dell’industrializzazione della Lombardia e dell’Italia intera, ospitando tra gli altri gli stabilimenti di Pirelli e Breda. A partire dagli anni ’70, però, con la deindustrializzazione, le aree progressivamente abbandonate divengono oggetto di un ambizioso progetto di riqualificazione (tra i più grandi in Europa).

Nel quartiere si insediano dunque alcune multinazionali (Siemens, Deutsche Bank) e soprattutto un nuovo Ateneo – quell’Università di Milano-Bicocca che a soli dieci anni dalla sua fondazione è riuscita a piazzarsi al sesto posto nella classifica del ministero delle Università più “virtuose” d’Italia.

Non è un caso dunque che la toponomastica della Nuova Bicocca annoveri nomi piacevolmente insoliti come piazza della Scienza, del Calendario, dell’Ateneo Nuovo e (per l’appunto) via dell’Innovazione. Si trattava di una dichiarazione di intenti, dell’auspicio che dalle ceneri del glorioso passato industriale germogliasse un futuro fatto di ricerca e di sviluppo.

Ottime intenzioni che i nostri politici devono aver perso da qualche parte lungo la strada nel corso degli ultimi 20 anni: altrimenti non si spiegherebbe come esponenti di entrambi gli schieramenti possano pensare di togliere proprio la dedica all'”innovazione” per rimpiazzarla con quella a Bettino Craxi.

Un politico che – anche prescidendo da tangenti e latitanza – si erge nel pantheon dei primi ministri italiani come il principale responsabile di quel debito pubblico che costituisce la più importante ipoteca sul futuro del nostro paese.

Negli anni ruggenti dei tanto compianti governi Craxi, infatti, il debito dello Stato italiano passò da 234 a 522 miliardi di euro e il rapporto fra questo e il PIL dal 70% al 90%. E se ancora oggi il nostro paese è primo in Europa per rapporto debito/PIL, oltre che settimo al mondo in una classifica fieramente guidata dallo Zimbabwe, una grossa fetta di responsabilità va proprio al mitico Bettino.

E, badate bene, non è un caso che proprio il debito pubblico sia una delle principali ragioni addotte dai governi di qualsiasi colore per giustificare quella mancanza di investimenti nell’Università e nella ricerca a causa della quale siamo invece oggi agli ultimi posti in un’altra classifica UE, quella dell”innovazione.

Non si tratta di mere coincidenze: quello a cui stiamo assistendo è lo spettacolo di un inglorioso passato che si divora l’avvenire della Repubblica Italiana e delle sue generazioni future. Da oggi- ed è questa la novità – anche simbolicamente: cancellando dal nostro vocabolario la scomoda parola “innovazione” per sostituirla con “Bettino Craxi”.

Se dalle parti di Palazzo Marino albergassero più coraggio e meno ipocrisia, la si potrebbe a questo punto intitolare anche semplicemente così: “via del debito pubblico“. Sarebbe più onesto, e ricorderebbe ogni mattino ai giovani ricercatori della Bicocca per quale motivo sono costretti oggi a sognare la fuga all’estero.

Foto | Flickr.

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