Passata la festa, gabbato lo santo. Brunetta provoca, Bonaiuti chiarisce, Berlusconi lancia la sfida elettorale

A Renato Brunetta non importa il risultato. Il “piccolo” ministro ha il ruolo di “guastatore” e, a scadenze prefissate, lancia il sasso. Stavolta, l’idea di cambiare la prima parte della Costituzione, a cominciare dall’articolo uno, è abortita sul nascere. Ma, come sempre, alla “sparata” di Brunetta (o di qualche suo collega), segue il vero obiettivo

A Renato Brunetta non importa il risultato. Il “piccolo” ministro ha il ruolo di “guastatore” e, a scadenze prefissate, lancia il sasso.

Stavolta, l’idea di cambiare la prima parte della Costituzione, a cominciare dall’articolo uno, è abortita sul nascere. Ma, come sempre, alla “sparata” di Brunetta (o di qualche suo collega), segue il vero obiettivo del Pdl. Quale? Quello di sempre: più potere al premier.

Antonio Di Pietro, solerte e acuto, non la manda a dire: “Come volevasi dimostrare: dai un dito e si fregano il braccio. C’è un chiaro disegno piduista”. Anche il Pd non si sottrae dal passare al contrattacco con Vannino Chiti: “Sulle riforme la maggioranza non sembra cercare possibili intese, ma solo lo scontro”.

Insomma, passata la festa, gabbato lo santo. E il discorso del presidente Napolitano non pare lasciare segni positivi nei due schieramenti, che tornano ad indossare l’elmetto e a brandire la spada.

Il premier Berlusconi rilancia la sua strategia: “sulla giustizia e in particolare sul processo breve e sul legittimo impedimento, la maggioranza andrà avanti anche da sola”. E sulle riforme istituzionali, come già scritto sopra, “bisogna rafforzare i poteri del Premier”.

La musica non cambia. E il frastuono diverrà presto assordante: le elezioni regionali sono alle porte.

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