Arrestato in clinica Guido Abbinante boss Scissionista

In coincidenza con la visita del capo della polizia Antonio Manganelli che, oggi è a Casal di Principe (considerata la roccaforte dei Casalesi), arriva l’annuncio dell’arresto di Guido Abbinante, boss cinquantaduenne di Maddaloni (nella provincia di Caserta salita alla ribalta per il film Gomorra presentato al Festival di Cannes), fratello di Raffaele ed Antonio Abbinante.

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In coincidenza con la visita del capo della polizia Antonio Manganelli che, oggi è a Casal di Principe (considerata la roccaforte dei Casalesi), arriva l’annuncio dell’arresto di Guido Abbinante, boss cinquantaduenne di Maddaloni (nella provincia di Caserta salita alla ribalta per il film Gomorra presentato al Festival di Cannes), fratello di Raffaele ed Antonio Abbinante. Abbinate era stato scarcerato nel 2007 per decorrenza dei termini davanti ad una sentenza di condanna a 20 anni di reclusione, poi arrestato di nuovo per violazione degli obblighi domiciliari come ricorda Napoli online. Faida di Scampia ripubblica una storia della scarcerazione e delle vicende successive alla faida esplosa nel 2004 tra i clan qui su Wikipedia, leggetela qui per intero: La cosca spaccata in ‘pacifisti’ e ‘guerrafondai’, con la spiegazione del trasloco della cosca da Secondigliano, rione Monterosa, a Marano.

Guido Abbinante, secondo le prove raccolte a suo carico è un ex esponente di spicco del clan Di Lauro, poi passato con gli “scissionisti”, protagonisti della cruenta faida esplosa con il gruppo storico di “Ciruzzo ’o milionario”, che ha insanguinato i quartieri Secondigliano, Scampia e Melito di Napoli. Con la morte di Gennaro Licciardi, avvenuta il 3 agosto 1984, la situazione della criminalità organizzata creatasi nell’esteso territorio di Secondigliano e zone limitrofe, subì una metamorfosi. Fu costituita nel quartiere una coalizione di più gruppi, per acquisire la supremazia sulle altre consorterie criminali nel controllo e la gestione dei traffici illeciti più redditizi: l’Alleanza di Secondigliano, formata dalle famiglie Licciardi, Lo Russo e Mallardo. Altri gruppi minori, che facevano capo a noti personaggi, come gli Abbinante, i D’Avanzo, i Prestieri ed i Pariante, si sono uniti sotto la cupola camorristica, in cui c’era anche Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo ‘o milionario.

Aggiunge Videocomunicazioni che ieri sera è stata arrestata la donna “che ha tenuto nascosto il capo dei capi del clan Di Lauro, Paolo, conosciuto nel quartiere di Secondigliano e non solo con lo pseudonimo di Ciruzzo O milionario.” Vedete qui il servizio video. Interessante anche l’intervista su Il Resto del Carlino con Franco Roberti, capo della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che parla dell’emergenza rifiuti e dell’intolleranza verso i campi nomadi.

In quali direzioni vanno i segnali mandati dai clan?
«Innanzitutto agli affiliati, ai quali si vuole mandare un messaggio di ricompattamento. Anche i messaggi tra i capi detenuti e i latitanti ci dicono questo. Ma oltre a parlare ai propri affiliati i boss mandano un segnale forte anche allo Stato: che sono loro ad avere ancora il controllo del territorio».

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