Strage 11/09, processo al via a Guantanamo, chieste sei pene di morte

L’11/09 è stata una data spartiacque, una di quelle che segnano un limite netto e tangibile tra un prima e un dopo. Mentre le conseguenze in politica estera sono tuttora ferite aperte e in continua proliferazione, presto verrà messa la parola fine alla parte giudiziaria. Lunedì prossimo, con la formalizzazione del rinvio a giudizio di

di dario

L’11/09 è stata una data spartiacque, una di quelle che segnano un limite netto e tangibile tra un prima e un dopo. Mentre le conseguenze in politica estera sono tuttora ferite aperte e in continua proliferazione, presto verrà messa la parola fine alla parte giudiziaria. Lunedì prossimo, con la formalizzazione del rinvio a giudizio di sei prigionieri di Guantanamo, accusati di aver collaborato alla strage, si darà via al processo.

Per i sei uomini è stata richiesta la condanna a morte. Il processo, annunciato dal Pentagono, si terrà nella controversa base di Guantanamo, e sarà tenuto dallo speciale tribunale militare che la presiede. Gli imputati, accusati di omicidio e crimini di guerra, non potranno essere rappresentati da legali indipendenti.

Un verdetto che sembra già scritto, e che con ogni probabilità andrà ad aggiungere sangue su sangue a quello già versato dalle quasi 3.000 vittime dell’11/09 e dalle centinaia di migliaia di morti delle guerre in Afghanistan e Iraq susseguenti.

Questi gli imputati:

  • Khalid Sheikh Mohammed, che ha confessato di essere l’architetto del piano;
  • Mohammed al Qahtani, considerato il ventesimo dirottatore;
  • Ramzi bin al Shibh, il principale intermediario tra i dirottatori e Al Qaeda;
  • Ali Abd al Aziz Ali, nipote di Khalid Sheikh Mohammed e suo luogotenente nelle operazioni dell’11/09
  • Mustafa Ahmed al Hawsawi, un collaboratore di Al Baluchi;
  • Walid bin Attash, addestratori di alcuni uomini del commando.

    Il mondo intero è in attesa di conoscere i dettagli del processo, che a quanto dichiarato dal Pentagono sarà quanto più possibile di dominio pubblico.

    Fonte: La Stampa