Sottovoce, la storia alle 9. Aldo Moro e il compromesso storico

Alle 9 della sera si sa, non è più ora di accapigliarsi o di litigare. Alle 21, sotto la rassicurante e oscura coperta stellata, è tempo di letture e approfondimenti, e perché no, tempo anche di tornare sui passi della nostra storia. La storia siamo noi, disse qualcuno; io più modestamente dico che la Storia

di luca17

Alle 9 della sera si sa, non è più ora di accapigliarsi o di litigare. Alle 21, sotto la rassicurante e oscura coperta stellata, è tempo di letture e approfondimenti, e perché no, tempo anche di tornare sui passi della nostra storia. La storia siamo noi, disse qualcuno; io più modestamente dico che la Storia è dentro di noi, e la nostra percezione di essa contribuisce a fare di noi quello che siamo.

E allora il vostro umile cronista, questa volta sì semplice cronista, non commentatore nè costruttore di sentenze e della soggettività che portano con sè, proverà ad accompagnare chi di voi lo vorrà in un viaggio alla riscoperta delle nostre radici e degli eventi che hanno caratterizzato la vita di tutti noi. E’ un viaggio di conoscenza per me, che spesso ho vaghi ricordi di ciò che accadde o forse non ero nemmeno nato, e forse talvolta anche per chi avrà la bontà di leggere e chissà, contribuire alla comprensione degli eventi tramite i commenti e il dibattito che vi invito ad aprire.
Questa sera, vista la tragica e incombente ricorrenza che ci attende, ho pensato di partire da Aldo Moro. Ma non dalla strage di via Fani o dal suo assassinio, bensì dalla sua teoria politica e da ciò che forse fu causa del suo sacrificio, se così lo possiamo chiamare.

Il lascito più grande del presidente Moro fu la cosiddetta teoria delle tre fasi, che mantiene uno stretto rapporto di causa-effetto con quella del compromesso storico, enunciata da Berlinguer all’indomani del colpo di stato Pinochet in Cile nel 1973. L’allora segretario del Partito Comunista intendeva così uscire da una logica di ghettizzazione e lotta senza quartiere che i suoi avevano subito e perseguito dal dopoguerra. La violenza della campagna elettorale del 48, quella del Fronte Popolare e dei fantasmi rivoluzionari evocati dalla DC, era stata tale da ripercuotersi fino agli anni settanta, quando finalmente Berlinguer prese le distanze dall’Unione Sovietica e cercò una via democratica al governo del paese.

Questo fatto nuovo spinse Aldo Moro, da sempre ostile alla destra interna ed esterna al suo partito, ad elaborare la suddetta teoria delle tre fasi, così articolata: fase uno, monocolore democristiano con astensione di tutti gli altri partiti. Fase due, passaggio dall’astensione al voto favorevole. Fase tre, governo di tutti i partiti dell’arco costituzionale, ivi compreso il PCI. Un fatto assolutamente rivoluzionario, che portava a realizzare il sogno di Berlinguer, ma soprattutto doveva coinvolgere le masse operaie e in generale il popolo della sinistra nella gestione di un potere che, a suo parere, la DC dopo 30 anni non era più nelle condizioni di mantenere da sola.

La storia ci dice che le prime due fasi si avverarono, mentre la terza fu brutalmente stroncata nel sangue dalle Brigate Rosse, probabilmente alla vigilia del suo avvento. Su questo episodio si sono avvicendate infinite teorie, la più accreditata delle quali è il segnale anti-compromesso che il terrorismo rosso volle dare al paese. Io non so se i motivi siano stati veramente questi, così come non mi sento di sentenziare se Moro sia stato un eroe, un visionario o quant’altro. So solo che le BR morirono a via Fani 55 giorni prima del Presidente.