Berlusconi e il clima d’odio: la macchina del consenso PdL

Ieri Silvio Berlusconi, a una settimana esatta dall’aggressione di piazza del Duomo, è tornato a parlare. Chiaramente, lo sfruttamento del gesto sciagurato di Massimo Tartaglia, è all’ordine del giorno per il PdL, l’abbiamo visto nella scorsa settimana. Cicchitto e i falchi del Popolo della Libertà, hanno schiacciato l’acceleratore a tavoletta su un concetto molto semplice


Ieri Silvio Berlusconi, a una settimana esatta dall’aggressione di piazza del Duomo, è tornato a parlare. Chiaramente, lo sfruttamento del gesto sciagurato di Massimo Tartaglia, è all’ordine del giorno per il PdL, l’abbiamo visto nella scorsa settimana. Cicchitto e i falchi del Popolo della Libertà, hanno schiacciato l’acceleratore a tavoletta su un concetto molto semplice – oltre che fuorviante, insensato.

Una parte politica ha seminato odio – contro il partito dell’Amore! – ci sono dei precisi mandanti morali – e questo è delirio puro – che sono gruppi editoriali, quotidiani, singoli giornalisti. Tesi che non varrebbe neanche la pena di confutare, ma l’abbiamo fatto settimana scorsa. Volevo però concentrare l’attenzione sulle frasi di ieri di Silvio Berlusconi:

«Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante»

Replichiamogli affermazione per affermazione.

Partiamo da corruttore di minorenni: chiaro il riferimento a Noemi Letizia, la diciottenne di Casoria che chiamava “Papi” un ultrasettantenne Presidente del Consiglio. Nessuno mi sembra abbia mai parlato di corruzione di minorenni, ma è altrettanto chiaro che certi comportamenti e certi atti, lasciano aperti ampi spiragli al sospetto.

Se non vuoi il sospetto, non compierli, quegli atti! Di sicuro, non ci sarà stato nulla tra di loro, al di fuori di una tenera amicizia tra un uomo anziano – Berlusconi ha 73 anni – che tristemente vuole sentirsi eternamente giovane, e una ragazza di diciotto anni che voleva entrare nel “mondo dello spettacolo” perché “Papi Silvio” le avrebbe dato una mano. Si parlava addirittura di candidatura alle Europee… parole di Noemi Letizia, non mie, che risalgono alla prima intervista della futura starlet. Derubrichiamo quindi, per mancanza di prove.

Proseguiamo nel nostro giochino, con un’altra affermazione di SB: “un corruttore di testimoni”. Forse un corruttore di testimoni no, almeno non è stato dimostrato: di sicuro è stato indirettamente un corruttore di giudici, come dimostrato per quanto riguarda il Lodo Mondadori – le mazzette al giudice Vittorio Metta per aggiustare una sentenza

Il 13 luglio 2007, la II sezione penale della Cassazione ha reso definitiva la condanna ad un anno e sei mesi per Cesare Previti, ed altri imputati, comminata in secondo grado. Questa sentenza stabilisce in modo definitivo che la sentenza del 14 gennaio del 1991 con cui la Corte di appello di Roma (relatore ed estensore della sentenza il giudice Vittorio Metta, anche lui condannato) dava la maggioranza della Mondadori a Silvio Berlusconi era frutto di corruzione. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Silvio Berlusconi. Il denaro adoperato per la corruzione proviene dal conto “All Iberian”

Previti, venne condannato. Lui no. Ma si parla di “piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”, direi che ci sono pochi dubbi. Passiamo alla successiva affermazione di Silvio Berlusconi, ovvero “uno che uccide la libertà di stampa”. Qui le cose si fanno più sfumate: non la uccide, la umilia e la addomestica. E’ diverso, forse è peggio. Prendiamo il ddl Alfano intercettazioni – una delle vergogne di questa legislatura, l’abbiamo scritto più volte – e le pene per i giornalisti che pubblicano intercettazioni.

Questo è un esempio. Poi, affiancato al giro di vite su intercettazioni e simili, c’è il controllo totale dei media con cui la maggiorparte degli italiani si forma un’opinione. Che non si informano sul web: ma con il TG1 saldamente nelle mani di Augusto Minzolini, con il Tg2, non parliamone neanche, e con i tg delle reti Mediaset, sui quali è superfluo dire altro. Quella che si chiama “libertà di stampa”, non è che in un paese moderno, l’Italia del 2009, possa essere censurata come in Cina.

Si fa altro: è sufficiente ostacolare, sull’unico mezzo che davvero conta, la televisione, tutte le voci contrarie al Potere. Andrà così ancora per qualche anno. Direi che l’accusa di uccidere la libertà di stampa, può anche starci, per quanto riguarda Silvio Berlusconi: anche lì, non è che lui agisca direttamente, ci pensano i suoi scherani, di consueto, più realisti del re.

Proseguiamo: con altre due affermazioni. “Mafioso” e “Stragista”. Qui, c’è effettivamente zero di dimostrato con delle sentenze: ci sono però sentenze che hanno condannato Marcello Dell’Utri a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ci sono le parole – tutte da straverificare – di Gaspare Spatuzza, ci sono tutte quelle altre storie sullo stalliere di Arcore, Vittorio Mangano.

Di sicuro Berlusconi non è un mafioso da coppola e lupara, ma si può dire almeno, che esponenti di primo piano del suo partito, persone che hanno ricoperto incarichi di Governo, che hanno lavorato gomito a gomito con lui, a quegli ambienti mafiosi siano state perlomeno attigue?

Direi di sì: ma per quanto Berlusconi non mi stia simpatico, non bastano le condanne altrui, per assimilarlo ai condannati. Di sicuro bastano a fare nascere il sospetto: e se non vuoi generare sospetti, basta non frequentarla certa gente che poi magari viene condannata a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma queste sono considerazioni personali. Infine, l’ultima affermazione di Berlusconi, quella sul presunto “tiranno”.

Lì, va a gusti: le sensibilità degli italiani, sono diverse. Per alcuni, Berlusconi è un flagello, per altri, è l’unto del signore. Una cosa però è certa: Massimo Tartaglia non è un tirannicida, ma una persona con dei problemi psichici: e che su quel Duomo di Milano ci sarà stampato solo Made in China, non Travaglio, né di Pietro, né altro.

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