La “calma prima della tempesta”. Se lo dice l’Economist ….

C’è un filo sottile, almeno nell’analisi politica, fra il “veggente” e il “menagramo”. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere. Dice il saggio. Stavolta è l’autorevole settimanale inglese Economist (confermato dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dalle Nazioni Unite) a lanciare

C’è un filo sottile, almeno nell’analisi politica, fra il “veggente” e il “menagramo”.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere. Dice il saggio.

Stavolta è l’autorevole settimanale inglese Economist (confermato dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dalle Nazioni Unite) a lanciare l’allarme.

Nel 2010, causa la crisi economica mondiale (oltre 60 milioni di disoccupati rispetto al 2008!), 78 Stati (su 166 monitorati) sono ad “alto rischio di rivolte popolari”.

Ammonisce Gianni Rossi su Aprile.online “Attenzione al malessere generalizzato, che potrebbe esprimersi fuori da qualsiasi schema e senza che le organizzazioni storiche del consenso (partiti, sindacati ecc.) potranno controllare e convogliare in dissenso democratico”.

Insomma, senza più partecipazione diretta, mediazioni, filtri e paletti, si rischia il caos con violenze e terrorismo, contraccolpi reazionari e addio democrazia!

In questo quadro potenzialmente “fosco”, il Governo italiano resta “ottimista” e si trastulla attorno a leggi censorie contro Internet (Facebook in primis), programmi tv, giornali e giornalisti “sgraditi”, accusati persino di essere incubatori del terrorismo.

Per l’Economist stiamo vivendo la “calma prima della tempesta”. Dentro la tempesta, l’Italia, si sa, è la zattera più a rischio.