Facebook è più pericoloso dei gruppi anni 70. E Schifani le spara sempre più grosse

“Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi, che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”. Così il presidente del Senato ha cercato di spiegare per quale motivo i social network, Facebook


“Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi, che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”. Così il presidente del Senato ha cercato di spiegare per quale motivo i social network, Facebook e affini, sarebbero pericolosi per l’ordine costituito e per l’ordinamento democratico, in una sua visione vagamente polpottiana della società e della comunicazione.

A Renato Schifani ha risposto con sagacia il capo gruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi: “la pensa come Ahmadinejad, HU Jintao e Al Bahir, i presidenti di Iran, Cina e Sudan, dove Facebook è messo al bando”. In effetti continua a permanere questo strano contrasto tra il Popolo della libertà che evoca libertà e propone censure, bandi, liste di proscrizione. Pensare che fino ad oggi i paesi in cui internet era sottoposto a controlli e limitazioni erano messi all’indice come luoghi dove la libertà di espressione era a rischio.

Ci voleva il presidente del Senato, che probabilmente internet non lo usa nemmeno per approfittare dell’utilissima calcolatrice di windows, per spiegarci che in effetti certe affermazioni, certi slogan e certi discorsi potrebbero essere pericolosi. Difficile capire chi dovrebbe decidere quali affermazioni alimentano l’odio e quindi vanno censurate: un gruppo di Facebook che definisse Bush un assassino inciterebbe all’odio o semplicemente definirebbe le azioni di chi ha portato prove false per scatenare una guerra che ha portato decine di migliaia di morti civili?

Se definisci ladro un tangentaro che è a piede libero solo perché la prescrizione (e le leggine agevolanti) gli hanno fatto evitare una condanna, sei un aizzatore di terroristi o semplicemente descrivi la realtà dei fatti? Se qualcuno mette alla berlina il presidente di una regione a statuto speciale che si reca sulle rovine di un paese sconvolto da una alluvione e si fa delle grandi risate, quel qualcuno incita all’odio contro il politico in questione o lo sta giustamente esponendo al pubblico sputtanamento?

Tutto questo, forse, lo deciderà Schifani. Non appena qualcuno gli spiega cosa sia questo Fèisbuk e come si fa a chiuderlo.