Donna uccisa e mutilata a Roma: rintracciata la trans, il cellulare era stato smarrito da un ciclista

E’ stata rintracciata ed interrogata la transessuale brasiliana che era solita prostituirsi nella zona alla periferia di Roma in cui, lo scorso 8 marzo, è stato rinvenuto il corpo mutilato di una donna. La transessuale, che si pensava fosse scomparsa, ha rivelato agli inquirenti di essersi recata in zona, l’ultima volta, lo scorso 7 marzo,


E’ stata rintracciata ed interrogata la transessuale brasiliana che era solita prostituirsi nella zona alla periferia di Roma in cui, lo scorso 8 marzo, è stato rinvenuto il corpo mutilato di una donna.

La transessuale, che si pensava fosse scomparsa, ha rivelato agli inquirenti di essersi recata in zona, l’ultima volta, lo scorso 7 marzo, intorno alle 17, il giorno prima del ritrovamento, e di non aver notato nulla di sospetto.

Nessun indizio, inoltre, è emerso dalle analisi del telefono cellulare rinvenuto a poche centinai di metri dal luogo in cui era deposto il cadavere.

Il telefono, rendono noto le autorità, è risultato essere di proprietà di un ciclista, che l’aveva perso circa due settimane fa.

Le indagini proseguono a ritmo serrato e gli inquirenti, si legge su L’Unione Sarda, non escludono che l’assassino sia un “collezionista di organi” o un cannibale:

Secondo gli inquirenti, infatti, l’omicida “non avrebbe asportato gli organi per facilitare il trasporto del cadavere”. Cuore, polmoni, fegato, pancreas e interiora sono stati portati via da quel corpo come fossero reliquie. Dagli esami dei medici legali è emerso che gli organi del cadavere sono stati asportati con cura affinché restassero integri. Dunque, nonostante sia esclusa la pista del traffico di organi, l’assassino con molta probabilità ha conservato le parti interne del cadavere, tranne reni e vescica. Di certo, per eseguire il minuzioso espianto operato con un grosso coltello, si ipotizza un ambiente chiuso, una sorta di macabro laboratorio. Sempre qui la vittima sarebbe stata decapitata e le sue gambe smembrate. Poi l’assassino ha scaricato fuori i resti nel campo, come se si fosse disfatto di una carcassa ormai inutile, una volta privato della sua linfa vitale. Pesava ormai solo 20 chili. Ma manteneva qualcosa di riconoscibile. Di umano. Le braccia e le mani, che si erano probabilmente difese dal mostro, sono state ‘graziate’.

Via | Il Messaggero

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