Arrestato Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore

Giorgio Magliocca, sindaco PdL di Pignataro Maggiore (Caserta), è stato arrestato all’alba dalla polizia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti avrebbe permesso al clan Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni confiscati e dati in gestione al sindaco stesso. Magliocca, già consulente dell’ex ministro delle Telecomunicazioni Mario Landolfi, faceva parte anche


Giorgio Magliocca, sindaco PdL di Pignataro Maggiore (Caserta), è stato arrestato all’alba dalla polizia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti avrebbe permesso al clan Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni confiscati e dati in gestione al sindaco stesso.

Magliocca, già consulente dell’ex ministro delle Telecomunicazioni Mario Landolfi, faceva parte anche della segreteria politica del sindaco di Roma Gianni Alemanno. ”Siamo sicurissimi che il sindaco Giorgio Magliocca, al quale rinnoviamo fiducia e solidarietà, non avrà difficoltà alcuna a chiarire la sua posizione e ad evidenziare la sua totale estraneità rispetto alle ipotesi di reato a lui attribuite”.

Lo affermano, in una nota, l’on. Mario Landolfi, vicecoordinatore regionale vicario della Campania del Pdl, e il senatore Gennaro Coronella, vicecoordinatore provinciale del PdL di Caserta.

Le accuse mosse a Magliocca, ha precisato Alemanno, non riguardano in alcun modo Roma Capitale: “Prendo atto delle dichiarazioni dei vertici del Pdl campano e casertano, onorevole Mario Landolfi e senatore Gennaro Coronella, che ribadiscono la loro assoluta convinzione della estraneità di Giorgio Magliocca ai fatti contestati”.

“È evidente che gli addebiti mossi dalla magistratura all’avvocato Magliocca non hanno nulla a che fare con la sua attività lavorativa presso Roma Capitale, mentre la sua qualificazione in rapporto all’incarico da lui assunto presso il Gabinetto è stata positivamente valutata dal precedente Capo di Gabinetto. Confidiamo che l’inchiesta della magistratura possa concludersi in tempi brevi e accerti la realtà dei fatti contestati”.

Giorgio Magliocca è stato assunto dal Comune di Roma con un concorso pubblico bandito dalla precedente amministrazione nel 2005. In base al suo ruolo di dipendente pubblico, alla sua qualifica di avvocato e alla sua esperienza di Sindaco di un piccolo comune, è stato chiamato nel 2009 a far parte delle segreteria del Capo di Gabinetto pro tempore, il magistrato Sergio Gallo. Dopo le dimissioni del dottor Gallo da Capo di Gabinetto, è passato alla segreteria politica del Sindaco con uno stipendio di 62.000 euro lordi annui e nessun incarico di consulenza. A seguito della notizia del suo arresto disposto dalla procura di Napoli il dottor Magliocca è stato immediatamente sospeso dal servizio in attesa degli esiti dell’inchiesta, così come prevedono le disposizioni di legge sul pubblico impiego.

Il clan Lubrano-Ligato, attivo a Pignataro Maggiore e nei comuni limitrofi, secondo gli inquirenti è collegato al clan dei Casalesi. Raffeae Ligato, ritenuto il boss storico dell’organizzazione è stato condannato all’ergastolo.

A febbraio 2009 vennero arrestati 15 presunti affiliati al clan ed emersero le alleanze intessute nel corso degli anni dai Lubrano-Ligato con esponenti di primo piano della mafia siciliana e con altri clan camorristici.

Il capo storico della famiglia Ligato, Raffaele, in carcere da tempo, dove sta scontando la pena all’ergastolo, è stato anche condannato per l’omicidio del sindacalista Francesco Imposimato, avvenuto a Maddaloni nel 1983. L’omicidio fu eseguito anche con la collaborazione di esponenti della mafia siciliana e della «banda della Magliana» per una vendetta trasversale, al fine di colpire l’attività del fratello magistrato, Ferdinando Imposimato, all’epoca dei fatti giudice istruttore a Roma.

Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Caserta, coordinate dalla Dda partenopea, hanno ricostruito l’attività dell’organizzazione e le alleanze avvicendatesi negli anni, a partire, in particolare dagli anni delle collaborazioni con gli esponenti di spicco la mafia siciliana, tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano.Alleanze sottoscritte anche con la camorra napoletana, in particolare con i Nuvoletta di Marano e, successivamente, nei primi anni ‘90 anche con i Casalesi e, in particolare, con la fazione De Falco, Quadrano, Caterino, al centro di una guerra interna all’organizzazione, capeggiata da Francesco Schiavone, detto «Sandokan».

Via | Il Mattino

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