Di Pietro (e non solo lui) sbaglia: la “giustificazione” della violenza aiuta solo Berlusconi

Non c’è bisogno di scomodare “l’estremismo malattia infantile del comunismo” (Lenin, 1920) e neppure l’antico adagio se è “nato prima l’uovo o la gallina” per capire la “lezione” politica del fattaccio di ieri sera a Milano. Per anni, in Italia, i governi sono stati (quanto meno) tolleranti con le forze reazionarie, sediziose ed eversive di

Non c’è bisogno di scomodare “l’estremismo malattia infantile del comunismo” (Lenin, 1920) e neppure l’antico adagio se è “nato prima l’uovo o la gallina” per capire la “lezione” politica del fattaccio di ieri sera a Milano.

Per anni, in Italia, i governi sono stati (quanto meno) tolleranti con le forze reazionarie, sediziose ed eversive di destra. Poi, per altri anni, la ambigua teoria degli “opposti estremismi” ha lasciato di fatto mano libera al terrorismo nero e al terrorismo rosso.

Gli obiettivi erano diversi, ma non i risultati: l’attacco alla democrazia e alle istituzioni, l’alt a una politica di rinnovamento e di riforme.

Ora, non si può non vedere i danni della politica “muscolare”, della delegittimazione dell’avversario, dell’avversario visto come nemico, “anima” costante della seconda Repubblica.

Berlusconi ha gravi responsabilità (anche) in questo. Ma settarismo ed estremismo sono presenti in frange non secondarie dell’opposizione, dentro e fuori il Parlamento.

Si punta alla “spallata” antiberlusconiana, non si costruisce una più ampia unità politica e sociale, rifuggendo dalla realizzazione di una piattaforma con obiettivi intermedi. O per miopia politica o per calcoli di parte. E’ così che un polo è diventata perdente e l’altro oramai dominante (legittimato dal voto popolare).

Siamo al solito refrain, quello della lotta sui “due fronti”: da una parte c’è il settarismo (o il sinistrismo estremista) e dall’altra c’è l’opportunismo. E nel mezzo si è infilato Silvio Berlusconi.

Così facendo (Di Pietro, Ferrero, Diliberto e compagnia cantante), non basterà tirargli addosso il Duomo vero, per fermarlo! Gli italiani correranno dietro al “pifferaio miliardario”, da ieri sera anche “vittima”, infilandosi nel tunnel.

Quando Leonardo Sciascia scandalizzò per il suo “né con le Br né con lo Stato” voleva dire: rendete questo Stato degno della fiducia dei cittadini e poi chiedete ai cittadini di avere fiducia. Ma aveva più torto che ragione. Non c’è un “prima” o un “dopo” nella difesa dello Stato e nella critica alla violenza.

A fine anni ’70 il sindacato non denunciò subito le forme di lotte violente e gli atti di teppismo alla FIAT. E nell’ottobre 1980 ci fu la marcia dei 40 mila, un ko per Cgil e Pci allora, antesignana delle sconfitte di oggi. Idem nelle scuole.

Si galleggiò sulla tesi dei “compagni che sbagliano”, cioè della “giustificazione della violenza”. La storia si ripete. E non insegna.