Intervista – Massimo Russo a polisblog: “Alessandro Gilioli è meno populista di Beppe Grillo”

Dai commenti che riceviamo ai post dedicati alla comunicazione politica sembrerebbe che a non credere nelle potenzialità della rete, in Italia, siano gli stessi utenti del media. Vittima, sempre secondo a quanto leggiamo su polisblog, dell’egemonia televisiva.Ma davvero la televisione sta bloccando la crescita di internet nel nostro paese? Di questo e di molto altro



Dai commenti che riceviamo ai post dedicati alla comunicazione politica sembrerebbe che a non credere nelle potenzialità della rete, in Italia, siano gli stessi utenti del media. Vittima, sempre secondo a quanto leggiamo su polisblog, dell’egemonia televisiva.

Ma davvero la televisione sta bloccando la crescita di internet nel nostro paese? Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Massimo Russo, direttore di kataweb.it e autore insieme a Vittorio Zambardino di “Eretici Digitali”.

Partiamo dall’attualità. Intervistato da Marco Montemagno ha dichiarato che la classe politica italiana o è allarmata da internet o preferisce non occuparsene. Perché secondo lei?

La categoria dell’allarme deriva dall’ignoranza, dalla difficoltà a misurarsi con il nuovo. L’indifferenza verso la rete spesso dipende da questa stessa miopia. Tranne nei casi in cui invece è una scelta precisa: “Non mi occupo di internet perché la diffusione della banda larga potrebbe mettere in crisi i modelli di broadcasting tradizionali”.

Fatto sta che i primi finanziamenti a saltare sono sempre quelli per la rete veloce, e che provvedimenti come il decreto Pisanu rendono difficile la diffusione del Wi-Fi gratuito nelle nostre città.

Secondo lei perché chi di internet vive in Italia non attua una campagna si sensibilizzazione contro i tagli alla banda larga. Crede che sia più necessario per il nostro paese che ad Internet, come proposto da Wired, venga consegnato il Nobel per la Pace?

Penso che quella del Nobel sia soprattutto un’iniziativa simbolica. In realtà tentativi di sensibilizzazione ci sono, come dimostra l’appello dei 100 promosso da Sandro Gilioli, Guido Scorza e Raffaele Bianco.

Non c’è giorno in cui non si ragioni sul fallimento della carta stampata eppure nell’ultimo anno in Italia sono nati quattro quotidiani (Gli Altri, Terra, Il Fatto, Il Clandestino). Internet non è ritenuto dagli stessi giornalisti un media credibile?

Bisogna distinguere. In realtà la presenza su carta, se è pensata come uno dei possibili supporti, una delle rotative d’uscita di un prodotto comunque unitario e digitale, può essere una scelta strategica corretta. Non credo sia più pensabile, invece, progettare un quotidiano generalista SOLO su carta, prescindendo dalla rete.

Il cosiddetto citizen journalism ha emancipato il web sugli altri media. Intervistato dal sottoscritto, Francesco Costa ha sostenuto che in rete ben pochi riescono a ragionare di politica. Crede che l’assenza di approfondimento sia un problema legato al mezzo o ai pensatori?

Un po’ ai pensatori, in Italia più che altrove. Da noi spesso l’urlo del tribuno prevale sul ragionamento.


Crede che il suo collega Alessandro Gilioli stia avendo più successo di Beppe Grillo perché rispetto al comico genovese è diventato più eretico?

No. Direi meno populista.